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Sull'economia mondiale si sono addensate molte nubi: i tumulti in Medio Oriente, la continua crisi del mercato immobiliare in America, le tensioni da debiti sovrani in Europa, le minacce da impennate del petrolio e di altre materie prime e i tremori della terra e del mare in Giappone. E, naturalmente, l'interrogativo più pressante è quello che riguarda l'impatto sulla ripresa. Terrà il ciclo in questa faticosa fase di rialzo, o l'economia mondiale sarà ricacciata indietro, come il masso di Sisifo?
La grande recessione è stata diversa da tutte le altre del dopoguerra; sono state diverse le cause, è stato senza precedenti l'urto subito dall'economia reale, è stata ugualmente senza precedenti la massiccia risposta di politica monetaria e di bilancio. La risposta alla domanda sulla tenuta della ripresa è quindi difficile, perché, da una parte, il futuro è insondabile, e, dall'altra parte, il passato offre pochi indizi, stante l'unicità di questa crisi.
Pochi indizi, tuttavia, non vuol dire nessun indizio. Si può, per esempio, guardare alle recessioni passate, confrontarle con quella attuale e cercare di discernere le comunanze o le differenze. Da queste comunanze e da queste differenze possono discendere proiezioni sul futuro. Il grafico cerca appunto di avvicinare passato e presente e si presta a qualche considerazione per il tempo a venire.
L'indicatore prescelto è l'indice anticipatore elaborato dall'Ocse: si tratta di un indicatore composito che, sulla base di un numero di variabili diverse da paese a paese, intende individuare, nelle orme del ciclo, i sentieri che l'economia andrà a percorrere. Un vantaggio cruciale di questo indicatore sta nella serie lunga dei dati: è disponibile per 40 o 50 anni, a seconda dei paesi, e permette quindi di seguire i saliscendi delle economie in diversi episodi ciclici.
Un primo modo di utilizzare questa messe di dati sta nell'individuare il livello minimo raggiunto dall'indice in questa recessione e nelle recessioni precedenti, e nel seguirne poi l'andamento lungo lo stesso numero di mesi a partire da quel minimo. In questo modo si può valutare se l'abbrivio della ripresa ha lo stesso slancio rispetto al passato, o se questo afflato è meno vivace.
Questo confronto, che è stato fatto per le principali aree economiche, è limitato ai paesi di antica industrializzazione, dato che quelli emergenti hanno problemi diversi (hanno i problemi che vorremmo avere, cioè a dire forte crescita e pericoli di inflazione). E questo confronto (per gli Usa, il Giappone e l'Eurozona) porta a risultati molto lusinghieri per le temperie di oggi: risultati che sembrano indicare una vigorosa continuazione della ripresa.
Lo slancio post-minimo è molto più forte nel caso dell'uscita dalla recente Grande recessione rispetto alle analoghe fasi di uscita per le recessioni passate (queste ultime – quattro o cinque a seconda dei casi – sono state collassate in una ‘recessione media').
Tuttavia, si potrebbe obiettare a questo confronto che il rimbalzo dell'indicatore è oggi più forte solo perché la caduta che lo ha preceduto era stata più forte anch'essa. L'obiezione è ragionevole, e, rispetto a versioni precedenti di questo grafico (pubblicate sul Sole-24 Ore del 28 febbraio scorso), viene qui presentata una versione che tiene conto dell'obiezione.
Il punto di partenza non è più il minimo registrato nei diversi cicli, ma 12 mesi prima del minimo, in modo da tener conto sia della caduta che del rimbalzo. I tre andamenti, per le tre aree menzionate, mostrano, come era da attendersi, una caduta dell'indicatore nettamente più marcata, ma non mutano le buone notizie di fondo. In tutti e tre i casi l'indice punta a una ripresa che continua e che si fa anche più costante rispetto a quel che successe in passato.
- 13.5.2013
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