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Il Fatto: nel giorno di Pasqua giravano brutte notizie sul fronte dei consumi: in un anno le spese delle famiglie si sono ridotte di un punto percentuale e gli esperti lanciano l'allarme per la diffusione di colombe e uova pasquali di scarsa qualità.
Speriamo che la qualità del nostro pane quotidiano ci riservi sorprese migliori delle tradizionali dolcezze stagionali (per citare Maria Antonietta: "la qualità delle colombe è scarsa? Date al popolo del pane!!").
Umorismo a parte, il timore è serio: di fronte ad una riduzione del potere di acquisto delle famiglie, che affligge finanche le spese alimentari, è da aspettarsi un abbassamento dell'attenzione verso cibi sani e garantiti? Indubbiamente esiste un gruppo di italiani pressoché invisibili sul fronte dei consumi: quelli che sappiamo aver dovuto ridurre davvero non solo in qualità ma anche in quantità. Di questi Italiani ci racconta la Caritas, talvolta, e per istinto di sopravvivenza, cerchiamo di non renderci conto sul serio di quanti e di chi siano questi connazionali in difficoltà.
Pensiamo invece ora alle famiglie che riescono a mantenersi adeguatamente pur con qualche difficoltà rispetto al passato. Per loro esiste un reale rischio "qualità"?
Tutte le indagini sui comportamenti di consumo concordano sul fatto che le persone sono sempre più attente alle modalità di produzione e alle garanzie generali di ciò che acquistano. In generale la tensione verso le caratteristiche di garanzia e sicurezza degli acquisti è maggiore, anzi, ormai questa dimensione finisce per inglobare anche considerazioni relative alla sostenibilità e all'eticità dei modi di produzione e distribuzione.
Si sa valutare meglio la qualità dei prodotti, ci sono maggiori informazioni e si è più disponibili a raccoglierle; inoltre il concetto di "qualità" si è ampliato e si esigono prodotti che abbiano un impatto positivo sulla propria salute, sull'ambiente e più in generale contribuiscano alla "qualità della vita" propria e della collettività.
Alcuni fenomeni specifici confermano questa tendenza. Se tendono a faticare i prodotti di fascia intermedia di prezzo, crescono invece i consumi di quelli di fascia bassa e – contemporaneamente – quelli fascia alta (i premium price). I consumatori discernono maggiormente e sono disponibili a spendere poco per alcuni acquisti e di più per altri, a secondo delle individuali gerarchie di importanza e di personale sensibilità.
Ecco perché mi sembra che se c'è un problema di qualità, questo debba indirizzato più sul fronte della produzione che su quello del consumo. I consumatori hanno ormai gli occhi bene aperti, ma la rincorsa del prezzo più basso – nel tentativo di spingere gli acquisti – si sta tramutando troppo spesso cadute di qualità da parte delle aziende. Da consumatore a consumatore: come leggere infatti la qualità di colombe pasquali di brand leader pubblicizzate ad un prezzo di € 1,99? (affissioni viste a Milano nel periodo pasquale)
Compito per tutti: proviamo a ragionare sul tema: l'eccessiva spinta promozionale non aiuta a mantenere i consumi. Troppo spesso svilisce i prodotti, la credibilità di chi li produce e di chi li vende, il buon senso di chi li acquista.
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