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Si chiama Le bugie del Marketing (titolo originale Brandwashed, edizioni Hoepli, Milano, 246 pagine, euro 19,90) e lo ha scritto Martin Lindstrom, già autore nel 2008 del fortunatissimo Neuromarketing ("il libro di marketing più influente dai tempi de I persuasori occulti di Vance Packard", che è del 1958, 54 anni fa: questa affermazione è riportata in quarta di copertina...). Anche questo libro minaccia di essere fra i saggi di marketing più venduti dell'anno. Come? Prima di tutto con effetti speciali.
I brand vi hanno lavato il cervello? Tuona dal risguardo di copertina l'autore. Autore di cui sappiamo (a malapena) che è danese di nascita ("da piccolo abitavo a Legoland", spiega nel suo sito www.martinlindstrom.com), americano di adozione, fa il columnist per Time Magazine (che nel 2009 lo ha inserito nella lista delle 100 persone più influenti del mondo) e per la Harvard Business Review, che ha probabilmente intorno ai 45 anni, che ha un passato di "guru del marketing" (fra le referenze Mc Donald's, Procter & Gamble, Microsoft) - anche questa informazione viene spadellata sul risvolto di copertina del libro - e che a un certo punto ha fatto il "salto della staccionata" passando dalla parte del consumatore (si definisce "fan dei consumatori") e scrivendo, appunto, il bestseller Neuromarketing.
Se nel libro precedente l'idea portante era che le grandi marche utilizzano comunemente tecniche di alta neurologia applicata alla promozione dei prodotti di consumo, quella che apre questo libro è che le grandi marche si orientano sempre di più a influenzare il consumatore in fase neonatale, cioè condizionandolo prima della nascita, direttamente nell'utero materno.
Se vi sembra ancora poco il libro (che gode della prefazione di Morgan Spurlock, il regista di Supersize Me, il famoso docufilm contro la Mc Donald's del 2004 di cui Lindstrom è stato consulente) ha altri punti al suo attivo: accusa pubblicità e aziende di sfruttare la paura dei disatri globali, terremoti ed epidemie, per vendere di più; sostiene che Blackberry ed iPhone (il Samsung Galaxy no?) creano più dipendenza delle sigarette e dell'eroina; ribadisce l'accusa che le aziende tracciano i comportamenti della gente in rete per profilare i loro comportamenti come consumatori e irretirli con offerte su misura (evidentemente con me devono essersi sbagliati, ricevo ancora solo e soltanto tonnellate di spam!).
Insomma, cerca di diffondere lui un bel po' di panico fra i consumatori, inalberando diverse teorie del complotto globale, probabilmente con lo scopo (da grande tecnico del marketing qual'è) di promuovere il suo libro nella maniera più fragorosa possibile. Nel frattempo lascia intravedere informazioni scarse, se non decisamente lacunose su sé stesso e sui suoi metodi di lavoro: è probabilmente l'unico autore di bestseller che sia riuscito nella storia a non rivelare età, luogo di nascita e titoli di studio su Wikipedia!
Per chi col marketing e i brand invece ci lavora davvero tutti i giorni, l'unica tesi ragionevole che sembra trasparire dal volume è la progressiva e inevitabile affermazione delle vendite on line e il probabile affermarsi di modelli di vendita integrati fra reti fisiche e on line, insomma il famoso click and mortar di cui il management consulting parla da almeno 15 anni.
Un libro divertente, se vi va di farvi due risate su argomenti seri. Ma di nessuna utilità pratica come manuale se non come compendio delle idee sbagliate che vengono inculcate dai consumatori dal demarketing militante...
- 08.5.2013
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