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Uno dei più bei saggi sul rapporto tra leadership e paura non è un saggio ma un romanzo: "La collina dei conigli" di Richard Adams, epica vicenda di un popolo in fuga da un atroce sterminio, alla ricerca di libertà e di nuove possibilità di vita. Un classico letto(un tempo) dagli adolescenti ma che dovrebbe stare sul comodino di tutti i manager.
Il fatto che scelte coraggiose siano compiute dagli esseri più pavidi per definizione induce a riflettere. E, in molti casi, rispecchia la realtà. Difficilmente, soprattutto di questi tempi, un leader aspetta di trasformarsi in eroe per poter prendere una decisione difficile. "Siamo condannati a farcela con le risorse che abbiamo" dice il filosofo Haim Baharier. Tutto quello che possiamo augurarci è di non avere (troppa) paura di avere paura. E poi, tutto sommato, un po' di paura ben dosata fa comodo. La usano sapientemente anche le guide alpine, vedi il motto coniato dall'alpinista americano Roger Baxter-Jones : "Come back alive, come back friends, get to the top, in that order of importance".
La paura aiuta a riconoscere le priorità. Invece, quando cresce e sfugge al controllo, può assumere due diversi aspetti: diventare timor panico oppure, negata e ricacciata nel profondo, trasformarsi nel suo opposto, la temerarietà. In entrambi i casi, è cattiva consigliera.
Dei conigli, Adams dice che, in presenza di una seria minaccia, diventano tzarn: termine che indica una specie di trance, un'impossibilità quasi fisica di reagire. Lo stato di tzarn fa sì che non ci spostiamo davanti alla macchina - o a qualsiasi altro pericolo - che sta venendo a gran velocità verso di noi. Così chi ci schiaccia davvero è la paura. Invece, un esempio di panico negato, e altrettanto pernicioso, viene offerto dal terribile generale Vulneraria, antimodello di leadership. Ossessionato dall'ansia di perdere valore agli occhi dei suoi, si getta in battaglia contro un nemico troppo forte e troppo grosso, perfino per lui.
"Il suo corpo non fu mai ritrovato" racconta Adams "e le madri dicevano ai loro cuccioli, se facevano i disubbidienti, che sarebbe venuto il Generale a portarli via. Questo fu il monumento a Vulneraria. E forse non sarebbe dispiaciuto neanche a lui."
Ma i veri leader, per fortuna, non hanno bisogno di monumenti.



















