ancora attivato il servizio?
Registrati al sito.
L'articolo di Porter e Kramer su come reinventare il capitalismo, pubblicato recentemente su "Harvard Business Review" (v. box), è di svolta e pone il sociale finalmente al centro del pensiero economico. Questo nuovo orientamento al sociale – che si esplicita nell'obiettivo della "creazione di valore condiviso – è senz'altro un'ottima notizia, ma la sua traduzione in aspetti pratici richiede ancora molti approfondimenti.
Ad esempio come identificare il valore da condividere, come sceglierlo fra i tanti possibili valori e come calcolare la percentuale di condivisione fra i vari attori, i cosiddetti stakeholder. Questo problema è tanto più complesso quando si entra nella dimensione dell'innovazione, dove il valore generato può essere misurato solo ex-post e – a quel punto – ogni meccanismo distributivo genera potenzialmente conflitti.
Oltretutto la dimensione sociale include nel concetto di stakeholder anche coloro che non necessariamente hanno svolto un ruolo diretto nella creazione del valore, ma potrebbero comunque avere diritto a una parte di quanto generato, perché prodotto usando risorse "pubbliche" che non hanno corrispettivi economici nel bilancio dell'azienda. Questo è un punto delicato che – se mal gestito – può minare la sostenibilità economica dell'impresa e soprattutto la sua "equità sociale".
Cosa ci insegna la nostra storia economica
Servono quindi nuove teorie economiche e nuove pratiche manageriali e credo in questo ambito il nostro paese abbia qualche contributo da dare. Com'è noto, in Italia sono stati inventati molti importanti strumenti economici: la partita doppia, la banca, l'assicurazione, il brevetto, le basi per la moderna burocrazia (il Liber Augustalis di Federico II), la teoria delle probabilità soggettiva, …
Durante il periodo dei Medici, Firenze era la Silicon Valley dell'Occidente. Il nostro Patrimonio Culturale – che ci arricchisce e ci connota – è dunque fatto anche di teorie economiche, modelli gestionali, metodi di indagine scientifica. Si tratta solo di (ri)scoprirlo e (ri)attualizzarle, soprattutto oggi dove la crisi valoriale che attraversa il pensiero economico pone dei dubbi anche sugli strumenti e i modelli adottati.
La storia del nostro paese è inoltre costellata di momenti importanti che a pieno titolo indicano l'Italia come la culla della tradizione civile: l'eredità della cultura greco romana della vita civile e delle virtù; la presenza di abbazie e monasteri in cui si è formata la cultura dell'economia mercantile e della partecipazione; la grande stagione del civile dell'età comunale, prima, e dell'Umanesimo civile, poi; il Settecento (napoletano, veneziano, toscano e milanese), età di grande fioritura del tema del civile, della pubblica felicità e dell'economia. La cifra dell'Economia civile è non aver mai separato (distinto sì) Economia da Società, efficienza da solidarietà, valore "economico" del lavoro dal suo valore/senso "sociale".
Profitto sì, ma non eccessivo
Questa sintesi fra economia e società suggerisce implicitamente che un'azienda "attenta al sociale" debba puntare non tanto al not-for-profit (che non è sostenibile), quanto al "not (too much) profit" o – meglio detto – al profit "good enough", per usare una frase mutuata dallo psicoanalista Winnicott (che aveva introdotto il concetto di "madre abbastanza buona", da preferire alla "madre perfetta").
Lo schema che coglie i semi dell'Economia civile e li adatta alle dinamiche della modernità è – a mio avviso – quello di generatività che un gruppo di studiosi di cui faccio parte, riunitosi attorno all'Istituto Sturzo, sta elaborando da diversi mesi.
La generatività richiama un concetto elaborato dallo psicoanalista tedesco Erik Erikson che indicava quello stadio dello sviluppo psicosociale dell'uomo che si sviluppa nella pienezza della vita e si esplicita nel (pre)occuparsi di costruire qualcosa per guidare le generazioni future, obbligandolo quindi a guardare oltre se stesso, a lavorare per qualcosa di cui non vedrà i frutti.
Erikson pensava naturalmente all'educazione dei figli, mentre noi pensiamo alle aziende virtuose che hanno progetti futuri che guardano oltre le trimestrali, dove la sostenibilità economica non sacrifica l'ambiente o i benefici che spettano agli stakeholder. In questo framework in via di elaborazione – la dimensione economica torna a saldarsi con quella sociale – e gli stakeholder si avvicinano maggiormente agli shareholder.
Il concetto di generatività applicato all'economia si basa su quattro pilastri
Missione aziendale costruita sul valore sociale (collettivo e personale) – inteso naturalmente in senso estensivo – dove il profitto è strumento e non scopo.
Cultura intimamente artigiana, anche se adattata alla contemporaneità e ai nuovi strumenti della progettazione e della produzione.
Forte radicamento territoriale, che non esclude naturalmente una "pulsione" internazionale.
Gestione "umana" delle risorse umane, che non disdegna la meritocrazia ma è "comprensiva".
La lezione delle aziende generative
La generatività può essere vista come un habitus, una rete profondamente innervata nell'azienda che ne collega i punti essenziali e che – quando presente – permette di riavvicinare e (ri)connettere armoniosamente la sfera economica con quella sociale/valoriale. Dietro il concetto di generatività vi è anche un diverso rapporto con il tempo, che potremmo riassumere nel saper aspettare.
Come notava già Cicerone nel De Senectute commentando un verso di Catone – «Pianta alberi destinati a un'altra generazione» – «il contadino, per quanto sia vecchio, a chi gli chiede per chi stia seminando non esita a rispondere: ‘Per gli dèi immortali, i quali vollero che io non mi limitassi a ricevere tutto questo dai padri, ma che lo trasmettessi anche ai posteri'».
La generatività supera i concetti di qualità, sostenibilità e produttività come attributi per connotare le aziende desiderabili: essi sono strumenti inanimati alla ricerca di un fine, che può anche trasformarli in strumenti distruttivi, come ha efficacemente e drammaticamente dimostrato James Hillman analizzando il ruolo della tecnica e dell'efficienza tedesca nell'Olocausto. L'"idea dell'efficienza non rappresenta di per sé una ragione sufficiente per l'agire umano" afferma Hilman e la crescita fine a se stessa "assume una coloritura cancerosa".
Questi strumenti – come in generale ogni strumento – vanno perciò usati in maniera certamente estensiva, ma sempre al servizio di un fine più grande e "giusto": non possono mai "guidare" le aziende. Soprattutto nel caso del "mito dell'efficienza", il rischio è infatti che si trasformi in "causa efficiente" diventando l'unica risposta alla domanda che chiede il perché di un determinato agire.
La generatività, invece, è potenzialmente strumento e fine al tempo stesso: può migliorare e guidare ed è capace di creare cose nuove che trascendono l'azienda stessa. È dunque capace di accendere anche la scintilla della vita (come la sua etimologia suggerisce) e generare novità.
E di aziende generative ve ne sono molte in Italia e non solo nel terzo settore. Pensiamo ad esempio ad aziende leader nel loro settore come il gruppo Loccioni (impiantistica industriale), la bergamasca Milestone (apparecchiature a microonde), o la società che Brunello Cucinelli ha realizzato nell'antico borgo di Solomeo (abbigliamento in cachemire).
Oggi queste imprese vanno identificate e soprattutto raccontate. Bisogna dedurre dalla loro pratica una nuova teoria manageriale capace di armonizzare profitto e beneficio sociale. Per questo motivo è nato il progetto "Genius Loci, l'archivio della generatività italiana", che vuole censire queste realtà e comprendere come gli elementi di successo più propriamente economici riescano a convivere con una fortissima attenzione al sociale, mai ancillare ma parte del modo di intendere l'impresa.
L'obiettivo del progetto è costruire nuovi modelli aziendali che includano anche aspetti meno studiati dai metodi aziendalistici. Per questo motivo non sono coinvolti solo economisti e sociologi, ma anche esperti di nuovi media, antropologi, filosofi, esperti di diritto.
- 18.6.2013
One Report - 13.6.2013
Produttività e felicità aziendale - 10.6.2013
Il tempo: il bene prezioso del servizio - 04.6.2013
A cosa stiamo rinunciando - 03.6.2013
Balanced Scorecard: l'ottica è quella dell'efficienza - 28.5.2013
Geografia economica e geografia mentale - 24.5.2013
Più LEAN della LEAN: la Teoria dei Vincoli (TOC)! - 13.5.2013
Filo diretto con gli autori - 16.1.2013
La risposta di IKEA - 25.2.2012
Marketing in Rete - 15.2.2012
Business services - 03.2.2012
Avevo un pregiudizio… - 03.2.2012
L'imprenditore delegato - 03.2.2012
Felici in azienda - 02.2.2012
Ho vinto mettendo la ragione al servizio del cuore - 31.1.2012
Il fascino non è un'opinione - 31.1.2012
La Polo diventa coupé - 31.1.2012
Attenzione agli intrusi - 31.1.2012
La sicurezza non è un optional - 15.12.2011
L'auto su misura - 08.12.2011
Sportiva di giorno, elegante di sera - 16.11.2011
Nuovo oggetto dei desideri - 18.7.2011
La vera situazione dell'Italia - 08.7.2011
Il digitale salva la tv - 03.7.2011
Il management ai tempi dei net gener - 16.6.2011
Knowledge workers, nuova macchina a vapore - 15.6.2011
Business collaboration - 06.6.2011
Così si gestiscono le persone - 03.6.2011
Previsioni: la ripresa continua - 28.5.2011
Il tratto del leader - 27.5.2011
Equilibrio, la forza dimenticata - 12.5.2011
Problem solving creativo - 07.5.2011
L'”enigma” materie prime - 03.5.2011
Pubblicità in frenata - 27.4.2011
Il mondo nuovo che avanza - 24.4.2011
Media revolution - 20.4.2011
Usa, meglio stimoli che tagli - 19.4.2011
Elite cosmopolite per governare il presente - 18.4.2011
Orientarsi in Cina - 18.4.2011
L'Alleanza anti crisi - 16.4.2011
La tv perde ascolto, ma non pubblicità - 10.4.2011
La via italiana al valore condiviso - 09.4.2011
Largo alle menti fresche - 20.3.2011
Ripresa sì, ma imprevedibile - 18.3.2011
Sopravvive chi collabora - 16.3.2011
Un classico sempre nuovo - 15.3.2011
Chi governa il know how - 14.3.2011
Digitale e mobile. Il pubblico è lì - 13.3.2011
Sveglia Italia! - 02.3.2011
Creatività, marketing e finanza - 27.2.2011
La molteplicità è strategica - 16.2.2011
Una new entry tutta da gustare - 15.2.2011
Open innovation per tornare a crescere - 10.2.2011
Così si lavora meglio - 09.2.2011
Se c'è fiducia, c'è trasparenza - 03.2.2011
Imprese, avanti tutta sulla multicanalità - 19.1.2011
I leader nell'era dell'incertezza - 16.1.2011
Accattivante per privati e aziende - 15.1.2011
Le 16 competenze che fanno la differenza - 15.1.2011
Manager-coach - 12.1.2011
Cosa dovete fare per avere successo - 10.1.2011
Le tre divinità dell'innovazione - 03.1.2011
Immigrati, dimenticati da Auditel


















