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Nel periodo post crisi l'attitudine più o meno favorevole da parte dello Stato verso le aziende e i suoi interventi nell'economia saranno un fattore determinante nella competizione fra nazioni. Inoltre, l'elevato indebitamento limita fortemente i margini di manovra dei governi. Le aziende si dovranno confrontare sempre più con questo nuovo trend.
Strangolati dalla burocrazia
Una grave conseguenza della crisi è la crescente regolamentazione statale. La burocrazia renderà più pesanti tutte le attività legate al mondo degli affari, fino a rischiare di strangolare il business soprattutto nei settori più colpiti dal rallentamento della crescita. Un intervento governativo di forte intensità potrebbe divenire nel lungo periodo la peggiore conseguenza della crisi economica.
La riduzione di gradi di libertà si manifesta in maniera particolarmente chiara nel settore bancario. In diversi paesi si devono riassumere per iscritto le consulenze finanziarie fornite ai clienti: su questi ultimi si riversano fiumi di documenti, che i clienti non richiedono e non capiscono. Ovunque affiorano disclaimer. Per ogni nuova transazione bisogna compilare una marea di moduli e schede.
Al vertice economico di Davos, a inizio 2011, i principali banchieri del mondo hanno parlato delle conseguenze "non volute" delle nuove regole che li riguardano e di come reagire alla voglia dei politici di intervenire. Nicolas Sarkozy si era rivolto a loro durante il forum con queste parole: "So che come francese risulto sospetto. Ma se troppe regole uccidono il mercato, anche l'assenza di regole può farlo.
A sentire voi, solo pochi anni fa tutto andava a meraviglia, poi invece il castello di carte è crollato". A quel punto Jamie Dimon, capo di Jp Morgan, ha rinfacciato apertamente a Sarkozy che il problema sarebbe semmai nell'eccesso di vincoli sul sistema finanziario: "Con le regole giuste ci metteremo poco a uscire dalla crisi, ma quel che è troppo è troppo".
Anch'io non nego che sia necessaria una maggiore regolamentazione nel settore finanziario. Tuttavia, lo strangolamento operato oggi dalla burocrazia colpisce praticamente tutti gli ambiti: la protezione ambientale, la tutela dei consumatori, la protezione dei dati personali, la tassazione ed il traffico. Le possibilità di proteggere e regolare sono illimitate. Durante un viaggio in Australia l'autista ripeteva le indicazioni per la sicurezza simili a quelle che si sentono prima del decollo di un aereo ogni volta che saliva un nuovo passeggero.
A chi sentiva il ritornello per l'ennesima volta, spiegava che era costretto dalle regolamentazioni a informare ogni nuova avventore delle regole del viaggio. Questo banale esempio illustra un aspetto della burocratizzazione: valutate in maniera isolata singole misure possono sembrare sensate, ma nel modo e nella frequenza in cui vengono applicate divengono insopportabili.
Tali problematiche tuttavia non vengono percepite dai grandi apparati burocratici. Vedono il loro compito nel regolamentare, imporre, proteggere e controllare e sono particolarmente creativi nello svolgimento di questi compiti.
Non solo inventano nuove norme, ma in continuo anche nuove gerarchie, commissioni, agenzie o enti. Di continuo nascono nuovi enti per la protezione dei dati, il controllo delle reti, la sicurezza, la supervisione del settore finanziario, la vigilanza sanitaria, solo per elencare alcuni esempi. Così creano nuove posizioni e possibilità di profilarsi, favorendo le carriere di burocrati e politici, usando lo slogan del bisogno di "protezione" della popolazione. Lo spirito d'inventiva dei protettori non conosce limiti.
Troppe leggi creano delinquenti…
Gli Stati fanno intuire sempre più le loro vere intenzioni. L'uomo della strada è pertanto stupito da quello che avviene e pratica la propria "resistenza interna". In ogni strato sociale, da quello più basso fino a quello più elevato, si forma la resistenza contro l'intervento statale. Negli Usa la protesta ha preso la forma del Tea Party, che tra il 2009 e il 2010 si rivolge contro le nuove norme volute dall'amministrazione Obama.
Essa prende il nome dal cosiddetto "Boston Tea Party", un atto di protesta nel 1773 dei coloni americani contro le leggi sulla tassazione introdotte dal governo britannico, durante la quale vennero distrutte molte ceste di tè, considerato la scintilla della rivoluzione americana.
In Francia si manifestano forti resistenze contro ogni tipo di limitazione, mentre in Germania la protesta divampa perlopiù in relazione a singoli progetti, come nel caso del progetto urbanistico "Stoccarda 21", che prevede l'interramento della stazione centrale della città, i cui lavori sono stati bloccati bel 2010 da violente manifestazioni.
Il teologo Wolfgang Ockenfels sostiene che lo Stato interviene con troppa forza. Lo Stato è moralmente co-responsabile per i comportamenti errati dei suoi cittadini, in quanto provoca, con un eccessivo aggravio, frodi fiscali e tutta una serie di forme di protesta. È possibile che il Governo vada troppo oltre nei confronti della singola persona fisica? È di fatto così. L'Italia ad esempio ha reso pubbliche su internet le dichiarazioni fiscali di tutti gli italiani. Un caso per George Orwell!
Controlli sempre più meticolosi accompagnano il diffondersi della perdita di principi, soprattutto quando vi è la possibilità di incrementare le entrate fiscali. Questa tendenza è spaventosa. La costante riduzione di voci deducibili fiscalmente, l'emanazione di leggi fiscali retroattive, l'intromissione nell'autonomia di altri Stati sono solo alcuni esempi dell'eclatante violazione di principi.
In questa casistica ricade l'acquisto di dati rubati da criminali da parte dello Stato, cosa che avviene in Germania, Italia e molti altri paesi. Le cause dell'estensione dell'interventismo statale si ritrovano contemporaneamente nell'ampia rivendicazione da parte dello Stato di potere e controllo come nell'assenza di principi e nel populismo dei politici. La crisi ha aumentato massicciamente le opportunità e purtroppo anche la necessità di interventi statali. Ma lo Stato non si spinge in molte occasioni troppo in là?
Il premio Nobel Friedrich August von Hayek disse, che ogni legge crea nuovi delinquenti. Ciò può essere esteso: ogni legge superflua crea delinquenti superflui. Leggi che non vengono accettate da ampie parti della popolazione e la cui inosservanza non genera dubbi morali, non stanno in piedi. Ciò vale per limitazioni alla velocità del tutto fuori luogo, come per eccessivi aggravi. Ciò genererà nei prossimi anni nuove, fondamentali proteste. La Tea Party americana è forse solo un precursore della protesta contro uno stato che invade tutti i contesti della vita.
Se non c'è libertà, si va altrove
Un problema è dato dall'eccesso di complessità. Ockenfels auspica: "Abbiamo urgentemente bisogno di una riduzione della complessità". Ciò che di fatto accade è il contrario. Quasi ogni nuova legge crea ulteriore complessità al posto di semplificare la vita. Già oggi il danno è immenso.
In un mondo libero tutti i cittadini hanno l'opzione dell‘exit, l'abbandono del proprio paese. In molti paesi sono soprattutto i giovani a ricorrere a questa via d'uscita sentendone tuttavia il peso. Paesi che offrono più libertà, come la Svizzera, l'Australia o il Canada ne approfittano. Imprese e imprenditori hanno bisogno di libertà. Così è del tutto evidente, che vi dovrebbero essere regolamentazioni internazionali allineate per tutte le banche.
Nonostante ciò vi sono sempre nuove eccezioni a livello nazionale. Un esempio sono le vendite allo scoperto che vennero vietate in Germania. Il numero uno dalla Deutsche Bank, Josef Ackermann, sostenne tranquillamente a tal proposito, che se quest'operazione viene vietata in Germania, verrà gestita tramite la sede londinese della banca. Sì, è così. Il mercato dei capitali internazionale non è limitato al territorio nazionale tedesco e il capitale è fuggitivo più veloce di un cervo.
I paesi più attrattivi
L'attrattività di una nazione come base per fare affari non dipende solo da aspetti fiscali, ma anche da una serie di altre sfaccettature. La Banca Mondiale pubblica ogni anno un indice chiamato Index of the ease of doing business. Un'elevata posizione nella classifica indica che il contesto normativo facilita l'avviamento e la gestione di attività aziendali a livello locale. In un mondo globalizzato aspetti di questo tipo divengono fondamentali per l‘attrattività di una nazione e il suo sviluppo economico.
Va notato come i paesi Bric (Brasile, Russia, India, Cina) occupino tendenzialmente le ultime posizioni (sono state incluse un totale di 183 paesi nel 2010). Di fatto vi sono grandi differenze fra paesi. Mi aspetto che vi sarà un graduale ma costante allineamento fra paesi nei prossimi anni, a meno che ci sia un ritorno al protezionismo. I paesi che credono di poter ostacolare o eccessivamente appesantire le attività aziendali, verranno puniti senza pietà dalla globalizzazione.
A inizio 2011 mi trovai in un convegno su questo argomento in un paese dell'Europa orientale. La platea era composta da persone provenienti da 17 paesi diversi, che erano comunisti prima della caduta della cortina di ferro e che da allora si sono sviluppati molto diversamente: alcuni paesi hanno fatto grandi progressi, in altri la situazione è addirittura peggiorata.
Un economista di un paese di quest'ultima categoria mi disse: "I burocrati del mio paese pensano di potersi permettere di tutto nei confronti delle aziende. La conseguenza è che le aziende internazionali ci evitano e di fatto siamo tagliati fuori dalla globalizzazione". Il Pil pro capite di questo paese è più basso rispetto a quando faceva parte dell'Unione Sovietica.
Settore in crescita: lobbismo
Una conseguenza diretta del crescente intervento governativo, è che diviene sempre più importante la capacità del management di interagire, ad esempio, con gli enti statali e legislatori. Le regolamentazioni governative nascono di solito da una complessa interazione fra le diverse parti coinvolte, nonché fra i diversi gruppi di interessi che riguarda. Spesso le imprese si ritrovano davanti a possenti controparti. Se non ne vogliono uscire da perdenti, devono formare dei propri battaglioni da combattimento. Il lobbismo è pertanto in forte crescita.
In futuro ci saranno sempre più e meglio qualificati lobbisti. Il titolo di un articolo in merito al lobbismo nel settore farmaceutico coglie in pieno il nocciolo della questione, dicendo: "È arrivato il tempo dei rappresentanti d'interessi". E i "servizi" dei lobbisti si potrebbero spingere sino a presentare a politici o legislatori proposte formulate come leggi o decreti legislativi.
Per il singolo manager sarà sempre più importante coltivare nella propria rete di contatti anche politici e decisori del settore pubblico, per trovare ascolto e poter esercitare un'influenza su di loro. I rapporti fra mondo politico ed economico sono in parte molto diversi nei singoli paesi.
La distanza fra questi due settori può variare. Ciò dipende, da un lato, dal fatto che i percorsi formativi per leader economici e politici siano congiunti o completamente distaccati. In Francia i futuri leader economici e politici frequentano le stesse scuole e università. In Germania, invece, i top manager hanno studiato tipicamente economia aziendale o ingegneria, mentre i leader politici sono più che altro avvocati o provengono dall'ambito macro economico. La conseguenza è che in Germania, diversamente dalla Francia o dagli Usa, i due mondi non sono molto eterogenei. In Italia vi è un incrocio dei modelli appena descritto.
Ci sono frequenti cambi di bandiera fra economia e politica, che vanno in entrambe le direzioni. Il recente avvio della Luiss School of Government rappresenta una novità per l'Italia: per la prima volta viene offerta una formazione di eccellenza a quanti, nei settori pubblico e privato, sono coinvolti nei processi politici del decision making. Questo è un segnale positivo per il nostro paese.
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