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Bertold Brecht amava dire che lavorava duro per preparare il suo prossimo errore. Il grande drammaturgo tedesco sapeva bene come spesso uno sbaglio fosse la premessa necessaria a un successo.
Uno dei tratti distintivi della nostra epoca è la demonizzazione dell'insuccesso, a cui di solito segue la fase − questa tipicamente italiana − della ricerca del colpevole. Non si può sbagliare, eppure incappare in un errore è, prima o poi, inevitabile. Come reagire allora? Imparando a vedere nell'errore un'opportunità, una straordinaria forma di apprendimento.
Sara Blakely ha fatto la venditrice porta-a-porta di fax e stampanti fino all'età di 30 anni, quando ha deciso di mettersi in proprio. Grazie a un'idea vincente e a una grande determinazione, culminata in una campagna di auto promozione che l'ha portata nel salotto di Oprah Winfrey, è diventata una delle imprenditrici più famose negli Stati Uniti.
Il successo è arrivato grazie agli Spanx, capi di biancheria intima “innovativa”, realizzati in nylon e spandex, che permettono alle donne di indossare pantaloni e abiti aderenti nascondendo gli antiestetici segni delle cuciture. Le star li adorano, ma vanno a ruba anche tra le persone comuni. L’azienda della Blakely, che conta oltre 55 dipendenti nella sua sede di Atlanta, oggi ha un fatturato di circa 150 milioni di dollari.
«Fin dai tempi della scuola − ha raccontato in un’intervista a “Business Week”− mio padre incoraggiava me e i miei fratelli a parlare dei nostri insuccessi: la sera, all’ora di cena, ci chiedeva sempre: ‘Dove avete sbagliato oggi?’ Quando non c’erano risposte era dispiaciuto. Senza insuccessi, diceva, non c’è apprendimento».
La consapevolezza del valore costruttivo dell'errore diventa quindi fondamentale per la crescita e il miglioramento continuo. Spesso ci lasciamo imprigionare dalla routine che, nella vita professionale o personale, fa procedere tutto senza sorprese. Difficilmente ci fermiamo per valutare se quello che facciamo è fatto nel modo migliore, se ci sono margini di crescita, se la strategia che abbiamo impostato è ancora valida anche se magari è passato del tempo da quando l'abbiamo messa a punto.
Quando incappiamo in uno sbaglio, però, mettiamo tutto in discussione. Di fatto attuiamo un meccanismo di verifica che ci porta a prendere in considerazione aspetti e fattori che prima non avevamo notato. Ci accorgiamo che è da tempo che non proviamo più il brivido della scoperta, l'emozione del cambiamento, che non abbiamo colto opportunità che, invece, erano a portata di mano.
La gestione dell'insuccesso ci porta a valutare, con occhi nuovi, la situazione in cui ci troviamo e a risolvere i problemi in maniera creativa, sviluppando nuove strategie. Nell'ambito lavorativo parliamo spesso dell'importanza del cambiamento, soprattutto organizzativo, come fattore chiave per il raggiungimento del successo in un contesto che evolve continuamente.
L'analisi dell'errore, con la sua capacità di ristrutturare la percezione che abbiamo di una situazione, stimola l’organizzazione a migliorare e, soprattutto porta a modificare le condizioni in cui l’errore è avvenuto, evitando che si ripeta in futuro.
Alcune realtà aziendali stanno sviluppando nei confronti dell’errore un atteggiamento positivo e, soprattutto, pragmatico. Alla Gore (che produce il Gore-Tex), ad esempio, si festeggiano i progetti che non hanno successo al pari di quelli che funzionano. Sono infatti convinti che il rischio sia strettamente collegato sia al fallimento che alla vittoria.
Un'azienda in grado di trasformare un errore in un momento di autoanalisi e di crescita pone solide basi per i successi futuri.
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