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Come ha cominciato a fare quello che fa? Diventare armatore è stata una scelta consapevole?
Non parlerei di scelta e neanche di consapevolezza, ma piuttosto di un percorso naturale. Vengo da una famiglia di armatori, di cui io rappresento la quarta generazione. Il mare ha una parte essenziale nella storia della mia famiglia. Mio padre mi ha trasmesso un grande patrimonio: di cultura e di passione per il mare e per tutto quello che ci naviga sopra, a cominciare dalle barche a vela.
Quindi il mare, per lei, è quasi un patrimonio di famiglia?
Di più: è una persona di famiglia.
E qual è la maggiore soddisfazione che le è venuta dal mare?
Vincere un campionato mondiale di vela è senz'altro un'esperienza meravigliosa, progettare e costruire una nuova nave pure. Tuttavia c'è un'altra cosa che supera di gran lunga tutto questo…
E che cosa?
Quattro anni fa, con il supporto della Marina Militare, che ci ha messo a disposizione gli spazi e il sostegno della Fondazione Vodafone, ho creato una scuola di vela gratuita per i bambini disagiati di Napoli. La frequentano ragazzi tra gli otto e i quattordici anni che provengono dai cosiddetti quartieri difficili, di solito ci vengono segnalati dalle Onlus.
Ho lottato molto e continuo a lottare ogni giorno per mandare avanti questa scuola. Sono profondamente esigente con me stesso ma, quando mi trovo in mezzo ai bambini e condivido il loro entusiasmo per il mare e per questo sport… beh, devo dire che mi sento molto soddisfatto. E che una soddisfazione così non ha paragoni..
Che cosa l'ha spinta ad aprire la scuola di vela?
Ecco, vede, io sono napoletano ma mi è capitato di avere a che fare con Trieste e i triestini. E c'era una cosa di questa città che proprio non riuscivo a spiegarmi: come mai fosse una fonte così inesauribile di campioni e "campioncini "della vela.
Ogni anno, Trieste sfodera nuovi talenti. Ma perché? E perché Trieste sì e Napoli no? Eppure Napoli è Napoli, ha una tradizione marinara che Trieste se la sogna… ma con tutto questo, l'ultima generazione dei campioni di vela napoletani ha un'età da rottamazione: oramai siamo tutti cinquantenni. Non c'è ricambio…
E ha poi scoperto il segreto dei triestini?
Certo, l'ho scoperto stando sul posto. Il fatto è che a Trieste la vela è un fenomeno di massa: viene insegnata a scuola e ci si possono avvicinare tutti, senza distinzioni. A Napoli invece la vela è appannaggio di pochi circoli esclusivi. Io amo profondamente la mia città ma devo riconoscere che, a volte, è piuttosto classista. Purtroppo a scuola di vela ci vanno solo i figli di papà.
E i figli di papà non diventano campioni?
I figli di papà non sono naturalmente motivati a diventarlo: perché dovrebbero fare fatica, visto che sono già ricchi?
In effetti, Steve Jobs sostiene che il segreto del successo sta nell'essere "affamati". A volte anche letteralmente.
Appunto. Quindi la mia idea è stata quella di fondare e finanziare una scuola di vela e di portarci dei ragazzini tolti dalla strada: è in persone così che si trova il terreno più fertile per far germogliare una motivazione formidabile. Sono già quattro anni ormai che io lavoro con loro a questo scopo.
Vincere un campionato mondiale, progettare e realizzare una nuova nave, creare una scuola di vela per ragazzini in difficoltà. Che cosa c'è in comune tra questi tre momenti?
In tutti e tre i casi, ho messo la ragione al servizio del cuore e non il cuore al servizio della ragione.
E quand'è invece che la ragione non le viene in aiuto?
Vale a dire?
Quando non può fare a meno di arrabbiarsi?
Quando sono davanti a malafede e arrivismo, fenomeni ormai assolutamente comuni. Oggi, nel lavoro c'è una competitività micidiale e io sono probabilmente diventato troppo anziano per tollerarla. Ma soprattutto, glielo dico sinceramente, si tratta di qualcosa che non fa per me perché spesso nasconde solo ipocrisia, conformismo e una totale assenza di sostanza e integrità morale. E invece proprio l'integrità morale, oggi più che mai, va ricercata e condivisa.
A proposito di integrità, quali sono i suoi tre valori più importanti?
I figli, l'amore, i giovani.
Qual è il difetto che si tiene più volentieri?
Essere molto diretto.
E la qualità a cui rinuncerebbe più volentieri?
Essere molto diretto.
Quando essere diretto è una qualità? E quando invece è un difetto?
E' un difetto, perché la mancanza di diplomazia è intollerabile per la società in cui viviamo. Io non ho grande pazienza e non ho particolare voglia di mediare: quello che penso dico, il che talora suscita imbarazzo. Ma essere così diretto è anche una qualità perché, mi fa sentire bene con me stesso. Credo anzi che la cosa più importante per una persona sia mantenere un atteggiamento coerente e non avere riserve mentali. E la coerenza si ottiene più facilmente se non c'è ipocrisia.
Qualche pregiudizio che si è accorto di avere?
Forse ne ho uno verso le persone un po' troppo sofisticate. In genere le evito. Preferisco stare con la gente semplice, la gente che capisco.
E pensa che gli altri capiscano lei? Non le è mai successo di sentirsi descrivere da qualcuno in un modo che non si sarebbe mai aspettato?
Con grande onestà intellettuale, le posso rispondere che non me ne importa niente di quello che dicono gli altri, nel bene e nel male.
La domanda non è se le importa, ma se la sorprende.
La percezione che noi abbiamo degli altri dipende dal nostro modo di vivere e dalla nostra cultura, è un fatto individuale. Per questo non riesco a sorprendermi quando sento un giudizio diverso dal mio.
Dunque non ha paura del giudizio altrui. E invece c'è qualcosa che le fa paura?
Sì, ho paura di avere paura. Ai miei figli dico sempre: potete anche non mettervi in una certa impresa ma, se decidete di partire, non fermatevi a metà strada. Un uomo è tale se conduce la nave in porto.
Lei parla spesso e con grande amore della vela: si considera più un armatore o più un velista?
Io mi considero prima di tutto un marinaio, poi un timoniere di barche a vela e, solo dopo, un armatore.
Che differenza c'è tra un marinaio mediocre e un marinaio eccellente?
Il marinaio eccellente è quello che ha paura del mare.
Ma allora anche lei ha paura di qualcosa…
Temere il mare significa soprattutto rispettarlo. Il mare ha una variabile assolutamente divina. Non c'è nave, non c'è barca che possa permettersi di non averne paura.
Che cosa fa nei momenti di difficoltà?
Mi stacco dal problema e prendo tempo. E poi prego molto, chiedo a Dio di aiutarmi. Ogni giorno leggo i Vangeli, c'è una frase che mi piace sopra le altre: "misericordia e non sacrifici".
Lei scrive, ha pubblicato dei romanzi. Cos'hanno in comune il mare e la scrittura?
Entrambi mi danno sollievo. Io dormo poco e perciò di notte mi piace leggere o scrivere. Lo faccio da sempre, mi viene naturale. Amo inseguire le idee finché, a volte, le metto su carta. E' un gesto liberatorio e mi aiuta a fare chiarezza. Il mare poi mi comunica un sollievo quasi fisico.
Vista la sua passione per la scrittura, non posso non chiederglielo: che differenza c'è tra uno scrittore mediocre e uno eccellente, ?
Il genio: qualcosa di assoluto e di inaccostabile agli altri. E poi, quando rileggo il romanzo di un autore geniale, mi sembra sempre di leggerlo per la prima volta. Anzi, prima di ricominciare, me ne procuro addirittura una copia nuova. Ho decine e decine di copie dello stesso libro.
Quale libro consiglierebbe a un giovane che voglia seguire le sue orme?
Il libro di mare di tutti i tempi è l'Odissea. Oggi, in un mondo che basa tutto sul successo − specialmente economico − il messaggio di Omero è più che mai attuale perché mostra che viene premiato chi ha la capacità di andare avanti e di perseverare, anche quando è rimasto isolato e gli altri hanno perso fiducia in lui. Guardi Ulisse: ritorna a casa propria "straccio e mendico", eppure mantiene tranquillità e fiducia. Perché sa che sta facendo esattamente ciò che deve fare.
Come definirebbe l'eccellenza, in senso assoluto?
E' qualcosa di complesso… non è solo genio ma anche e soprattutto applicazione e impegno. Senza impegno non c'è risultato. E poi c'è un'altra cosa che è molto importante: la passione. Senza passione non può esserci eccellenza.
Isaak Babel, per citare un altro grande scrittore, dice che la passione è la signora dei mondi. Ma in che cosa consiste la particolare eccellenza di Vincenzo Onorato?
Sono uno che conduce sempre la nave in porto. Quando affronto una sfida, che si tratti di un campionato mondiale di vela, della costruzione di una nuova barca o della mia scuola, arrivo fino in fondo. Non lascio mai un progetto nel guado.
Chi è Vincenzo Onorato
Vincenzo Onorato, 54 anni, una laurea in economia marittima, proviene da una famiglia di armatori. Nel 1982 fonda la Moby che oggi conta 36 navi impegnate nel trasporto marittimo tra Italia e Sardegna, Isola d'Elba, Corsica e Francia. Nel 1993 dà vita al team velico Mascalzone Latino, vincitore di 6 titoli mondiali. Con la Fondazione Vodafone e la collaborazione della Marina Militare, crea inoltre la Scuola Vela di Mascalzone Latino per i ragazzi disagiati di Napoli. Vincenzo Onorato è anche scrittore. Alcuni suoi romanzi sono stati pubblicati da Mondadori.
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