Tutti contro i pirati
diventa davvero l’autostrada delle nostre informazioni e il computer il loro contenitore per eccellenza, si stanno sviluppando nuove generazioni di “malanni” informatici. Infatti, non ci sono solo virus e codice maligno, il cui obiettivo è propagarsi a scopo vandalico, ma vere e proprie operazioni di “pirati” che hanno l’obiettivo di monetizzare le debolezze dei nostri sistemi informatici e del modo in cui disponiamo e difendiamo le nostre informazioni. Qualche settimana fa sono andato a chiacchierare con i massimi esperti di sicurezza di Microsoft, in una esclusiva visita ai laboratori di Redmond, nello stato di Washington, sulla costa occidentale. Là, nel campus immerso nei boschi al confine con il Canada, i ricercatori di Microsoft lavorano per rendere “sicuro” l’intero ecosistema.
«La sicurezza – mi ha spiegato Steve Lipner, responsabile di buona parte della strategia per la sicurezza, braccio destro di Craig Mundie e veterano con quasi 40 anni di esperienza sul campo – non è un affare che possa essere risolto da una sola azienda. Richiede la collaborazione di tutti, perché tocca tutti i livelli: sistema operativo, applicazioni, software integrato, browser, web e posta elettronica». Dal 2003 Microsoft lavora a un cambiamento organico della sua complessa struttura per inserire la sicurezza come standard nella produzione dei suoi software, recuperare la fiducia dei clienti e quella dei partner, spingendoli strutturati per realizzare applicazioni sicure fin dal primo giorno (Trusthworty computing). I passaggi sono complessi, i risultati difficili da mostrare: la principale vulnerabilità che permette ai pirati di attaccare i nostri sistemi siamo noi stessi, quando rispondiamo a una mail che non dovremmo aprire, quando clicchiamo su un allegato insicuro, quando creiamo password semplici e brevi, facilmente identificabili dall’esterno.
» Continua sul numero 7/2010