CULTURA D’IMPRESA
Pmi a corto di credito
Il «terrore per il credito» lo leggi negli occhi, nel Dna e nel body language del piccolo imprenditore. Anche nelle piccole cose. In una fredda giornata dell’inverno 2010, nel salone milanese dell’Assolombarda, i vertici imprenditoriali e finanziari dell’Italia che produce illustrano un nuovo sistema per favorire la patrimonializzazione del made in Italy, da sempre affetto da uno squilibrato rapporto tra equity insufficiente e debito abbondante. Come dire: convento povero, ma frati ricchi.
Una situazione che fece a suo tempo già coniare a Claudio Demattè della Bocconi lo slogan “Famiglia ricca e impresa povera”. Dopo gli interventi dei relatori, un imprenditore, rannicchiato nella propria poltroncina, chiede con un filo di voce se la sua azienda, peraltro sana, avendo usufruito della moratoria Abi- Confindustria, potrebbe partecipare al nuovo programma appena illustrato. Tra lo sconcerto, e qualche sorrisino, dagli autorevoli relatori vengono ampie e argomentate rassicurazioni («lei ha solo usufruito di un proprio diritto, tra l’altro frutto di un “avviso comune” tra l’Abi e la Confindustria, ci mancherebbe altro che andasse a finire sul libro nero») per tranquillizzare la Pmi brianzola.
Un piccolo episodio, che però rende bene l’atteggiamento che il piccolo imprenditore nutre verso la banca e gli istituti di credito. Atteggiamento peraltro assolutamente giustificato dalle cifre. I numeri raccontano: le probabilità che una Pmi si veda rifiutare un prestito da una banca è quasi 2,5 volte superiore a quella di una grande azienda.
Ma non basta. Nel 2009 sono raddoppiati i “niet” degli istituti di credito alle aziende del made in Italy dove un’impresa su tre racconta di avere difficoltà a trovare credito bancario, almeno secondo i dati diffusi dalla Bce, la Banca centrale europea diretta da Jean-Claude Trichet (in scadenza nell’autunno del 2011). Il rapporto, che racconta - e non solo per l’Italia – le difficoltà che le imprese di minori dimensioni incontrano a trattare con gli istituti di credito sono contenute nel “Survey on the access to finance of small and medium-sized enterprises in the euro area”, un’analisi che viene condotta periodicamente dalla Bce assieme alla Commissione Ue.
Il rapporto di Francoforte dice che nell’eurozona le Pmi restano in affanno sull’accessibilità al credito: il 42% delle aziende monitorate ha infatti segnalato un “deterioramento” sulla disponibilità di prestiti bancari (dopo un 43% del primo semestre 2009), mentre le imprese che segnalano miglioramenti sono solo il dieci per cento. La maggioranza delle Pmi europee, il 75%, riporta di aver ottenuto soddisfazione piena o parziale sulle richieste di prestiti, mentre nel primo semestre questa quota era del 77 per cento.
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