Login:
Home
Redazione
In edicola
Numeri precedenti
Autori
Abbonamenti
Pubblicità
Registrati
speciale
Expo 2015
Womenomics
la rivista
Mercati
Scenari
Strategie
Competenze
Formazione
Interviste
Recensioni
directory
Formazione
Agenzie del lavoro
Consulenza
Assirm
documentazione
Corsi e congressi
Libri online
Documenti
multimedia
Audio-video
Cinema & Impresa
 
NUOVA IMPRENDITORIA.
Come rispondere alla crisi e rilanciare lo sviluppo
Ripartire da se stessi
Creare nuove imprese è possibile e auspicabile, a patto di saper cogliere le giuste tendenze che il nuovo ciclo economico sarà in grado di evidenziare
Nell’attuale crisi, sul breve termine il ruolo maggiore è stato giocato dall’accentuazione dei meccanismi finanziari rispetto all’andamento dell’economia produttiva reale: la cultura del debito prima e la diffusione dei mutui subprime poi, hanno scatenato la creazione di un’economia di carta che ha travolto sia la fiducia dei mercati sia il mondo del credito. La bolla finanziaria ha contaminato le banche, gli investimenti e il rapporto tra le stesse imprese. Ne è seguita una forte contrazione delle attività, temporaneamente tamponata con il ricorso a sostegni da parte delle Banche centrali e di istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale. Ma c’è poi anche l’altro aspetto, quello di lungo periodo, che non deve essere sottovalutato.

In questi anni si è concluso un ciclo economico durato circa 60 anni, i cui pilastri erano stati gettati dal Patto Atlantico, siglato nel Dopoguerra. Il crollo del Muro di Berlino, lo sfaldamento dell’ex-Unione sovietica e l’ingresso delle nuove tecnologie di comunicazione hanno dissolto le barriere fisiche e psicologiche: il mondo intero si è aperto a un programma mondiale di globalizzazione dell’economia e dei rapporti imprenditoriali. Il sigillo di questo “Nuovo Mondo” è stato impresso nel 2003, quando il Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio) ha aperto gli scambi alla Cina.

Adesso siamo in una nuova realtà, che non è più basata sull’asse del potere Europa-Usa, sulla Nato e sugli accordi del commercio. La realtà è più complessa. Ci sono nuove istituzioni come il G-20, lo spostamento del baricentro della ricchezza dal mondo occidentale verso i paesi emergenti (Brasile, Russia, India, Cina e tra poco anche Messico) e molta più attenzione al Pacifico che all’Atlantico, all’Eurasia più che all’America.

In questo nuovo quadro, qual è il ruolo dello sviluppo economico italiano? C’è ancora spazio per nuove imprese? E dove potranno nascere per assecondare il nuovo ciclo che sta avanzando? Il futuro è già presente tra noi. Per Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio e promotore di Rete Imprese Italia «in un periodo di crescita come quello attuale la creazione d’impresa rappresenta una via d’uscita per far fronte alla difficoltà di trovare un lavoro. Una soluzione per molti ritenuta temporanea ma a cui corrisponde una scelta di vita legata a responsabilità, volontà, partecipazione, capacità di aggregazione, e socialità.

Ecco perché per rafforzare le nuove realtà imprenditoriali nate numerose in questi anni occorre indirizzarle verso una nuova capacità del sistema economico e trasformarle in una dimensione competitiva costruita su solide infrastrutture ambientale, territoriali, umane e ideali». Dunque c’è un certo fermento e una certa voglia di fare impresa e di tornare a individuare filoni emergenti e di potenziale successo. Una tendenza che peraltro si sta consolidando, almeno nel capoluogo lombardo, come conferma Federico Montelli, direttore del Formaper, l’azienda speciale della Camera di Commercio di Milano per la formazione dei nuovi imprenditori, secondo il quale «sia pure in un anno difficile, nel 2009 i settori nella provincia di Milano che hanno presentato una natalità maggiore sono stati il settore delle costruzioni (+ 6,5%) e a seguire il settore del commercio (+5,1%) e dei servizi (+4,1%).

Nonostante ciò lo stock delle imprese milanesi è diminuito a causa delle cessazioni di imprese preesistenti». Si tratta ora di valutare e comprendere quali siano le tendenze vincenti, i nuovi trend di lungo periodo che possono svilupparsi dall’avvicendamento del nuovo ciclo a quello vecchio.
Paolo Gila
» Continua sul numero 7/2010






 
SCENARI / 9.2010
Chi scommette sulla ripresa
La via italiana alla crescita
Innovazione da coltivare