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PRE COMUNICAZIONE.
Un settore da sviluppare nel segmento Pmi
Patrimonio relazioni
L’imprenditore è il relatore pubblico della propria azienda, ma spesso non ne è consapevole. Così perde l’opportunità di comunicare in modo strutturato
La parola «comunità» è oggi al centro del dibattito pubblico più di qualsiasi altra, se tutti, dai politici agli imprenditori, sentono il bisogno di usarla per agitare il sogno o il progetto di un nuovo modello sociale, basato sul capitale umano e non solo sugli interessi e sui bisogni collettivi invece che sugli accordi tra mercati e istituzioni. Nel mondo delle reti globali torna protagonista il territorio anche nelle azioni di relazione pubblica. Lo conferma il vicepresidente della Ferpi, Gian Pietro Vecchiato, che pone l’accento sulla valorizzazione del legame con la comunità che ha il volto degli amici, dei dipendenti, dei fornitori, del sindaco e di tutti coloro che sono cresciuti dentro e fuori l’azienda, ma sempre intorno, e hanno contribuito a farla prosperare. È attraverso questa mission che la Pmi si avvicina alla comunicazione strutturata, spesso inconsapevolmente.

«La comunità e il territorio sono il punto di partenza per l’imprenditore per l’azione di relazione pubblica. Egli non la vive neppure come strategia di comunicazione, perché lo fa spontaneamente, spesso utilizzando strumenti e metodologie originali e poco indagate – dice Vecchiato –. La vera sfida per noi consulenti è proprio quella di ricodificare queste azioni senza romperne la genuinità e canalizzarle in modo organico affinché possano dare valore aggiunto all’impresa».

Se i primi stakeholder restano i dipendenti, in cima alla piramide delle attività riconducibili alla comunicazione, subito dopo viene la comunità più allargata, dalle loro famiglie, alla parrocchia, alla società sportiva, al territorio in genere. E non meno importanti sono i rapporti con le associazioni di categoria e con la pubblica amministrazione. Verso tutti questi portatori di interesse si esplicitano diverse azioni di relazione pubblica, di Csr, di partecipazione.

«Aiutare l’imprenditore a crescere significa sviluppare insieme la consapevolezza dell’importanza delle relazioni. Per fare questo i consulenti e i comunicatori al servizio della piccola impresa devono approcciarsi in maniera nuova. Sino a oggi si tendeva a studiare le piccole come le grandi, ossia delle multinazionali in miniatura per cui costruire uno standard.

Ma così non funziona, perché l’imprenditore, che è il relatore pubblico della sua impresa, non accetta di vedersi calare dall’alto una strategia. Bisogna piuttosto conoscere i meccanismi che stanno alla base di queste realtà produttive e capire il ruolo del capitano d’azienda nel suo contesto », precisa Vecchiato.
Paola Stringa
» Continua sul numero 7/2010






 
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