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FORMAZIONE & FORMATORI
Imparare in modo informale
Il concetto di “comunità di pratica” (CdP), nato negli anni Novanta del ’900, nell’ambito degli studi sull’apprendimento organizzativo in seguito alle ricerche di E. Wenger, ha generato molte strategie manageriali (come ad es. il knowledge management) orientate a valorizzare le conoscenze prodotte nei contesti di lavoro. La CdP è un gruppo di attori che, nell’organizzazione, si costituiscono spontaneamente attorno a pratiche di lavoro comuni nel cui ambito sviluppano solidarietà organizzativa sui problemi, condividono scopi, saperi pratici e linguaggi generando così nuove conoscenze.

Grazie alle interazioni che producono, pervengono all’elaborazione di saperi in uso locali che costituiscono un patrimonio rilevante per la loro pratica. Le nuove conoscenze circolano tra i membri del gruppo grazie alla comunicazione e agli scambi informali di esperienze dando luogo a fenomeni di apprendimento che dalla pratica hanno origine e alla pratica ritornano. Le prospettive aperte da questi studi sono legate al lavoro di traduzione “applicativa” del concetto di CdP che, da schema interpretativo dell’apprendimento situato, si trasforma in punto di riferimento per quanti, nelle imprese, sono interessati a valorizzare le esperienze di produzione della conoscenza.

Le “tendenze applicative” in uso nelle imprese sono associate alla prospettiva dell’intervento finalizzato al miglioramento delle prestazioni professionali e sono riconducibili a due orientamenti di fondo. Entrambi muovono dal riconoscimento dell’utilità dell’apprendimento informale, ma propongono metodi divergenti. 1.

Il primo è interessato all’elaborazione di modelli per l’apprendimento ed è basato sulla progettazione di “ambienti” capaci di favorire la circolazione della conoscenza mediante la moltiplicazione delle occasioni d’interazione tra i soggetti. Sono dispositivi supportati da basi tecnologiche che consentono ai membri della CdP di interagire e di accedere a banche- dati condivise.
Domenico Lipari
» Continua sul numero 3/2010






 
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