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OSSERVATORIO FORMAZIONE
Ci stiamo giocando il futuro
In una fase in cui si assiste a un quotidiano dibattito sulla gravità della crisi economica e sui suoi effetti sul sistema produttivo, può risultare utile svolgere alcune considerazioni in merito al ruolo cruciale che l’investimento nella ricerca, nell’education e nell’alta formazione può svolgere non solo e non tanto per il superamento della crisi, quanto per lo stesso sviluppo del nostro Paese. Alcuni dati quantitativi possono aiutare a comprendere meglio i termini del problema. Per quanto riguarda la ricerca, occorre evidenziare che l’Italia spende in questo settore l’1,1% del proprio Pil contro una media europea dell’1,5% e contro il 2,8% degli Stati Uniti e il 3% del Giappone. Anche relativamente alle risorse destinate complessivamente al sistema educativo-formativo, l’incidenza della spesa sul Pil è per il nostro Paese pari al 4,7% contro una media europea del 5,2% (ma nei Paesi scandinavi tale percentuale oscilla tra il 6,5% e l’8,6% del Pil).

Al di là dei dati quantitativi, che comunque ci vedono svantaggiati rispetto alle realtà più evolute con le quali dobbiamo confrontarci, se approfondissimo nel merito come tali risorse vengono utilizzate nel nostro Paese e i risultati che si ottengono, il divario apparirebbe ancora più pesante. Se il nostro Paese vuole recuperare il gap rispetto ai suoi competitor, che non sono più solo quelli tradizionali del vecchio G7, ma comprendono ormai realtà emergenti come quelle dei Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), non può certo pensare di farlo, come purtroppo sta accadendo, riducendo gli investimenti nel sistema dell’istruzione, della formazione superiore e della ricerca. Nessuno discute la necessità e l’opportunità di eliminare gli sprechi, che certamente non mancano, né l’esigenza di riqualificare la spesa pubblica, ma occorre essere consapevoli che su questo versante si gioca il futuro stesso del nostro Paese.

In tale contesto generale non vi è dubbio che le business school, come le Università, sono fattori cruciali per la competitività di un Paese in quanto contribuiscono alla generazione del vantaggio competitivo, sia mediante l’apporto di know-how sia mettendo a disposizione del sistema economico e sociale risorse umane adeguatamente preparate a gestire le aziende e i processi. Tutto ciò richiede necessariamente la disponibilità di soggetti con competenze e capacità tali da essere in grado di affrontare le relative sfide.
Vladimir Nanut
» Continua sul numero 3/2010






 
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