GDO.
Come le insegne possono pianificare un’offerta sempre più sostenibile
Cresce l’onda “eco”
Il consumatore chiede sicurezza alimentare, risparmio energetico,
basso impatto ambientale. Ed è disposto a pagarli,
spiegano Maurizio Grassi e Aldo Guzzo
L’onda verde e dei consumi sostenibili si riflette, nonostante la crisi, nelle scelte gestionali della Grande Distribuzione Organizzata. Tuttavia, in Italia la Gdo si è mossa con maggior prudenza rispetto ad altri Paesi occidentali (Usa, Uk, Francia, Germania), anche se sul piano della responsabilità sociale lo sforzo è stato analogo se non superiore. Insegne come Tesco, Casino, Whole-Foods, Tengelmann, Sainsbury’s, Coop Danmark, hanno anticipato azioni green realizzando edifici Ecostore, significativi programmi di risparmio energetico, programmi Carbon Free con i fornitori, ma anche vendita di prodotti solo bio. Benché in Italia già nel 1996 Esselunga aveva dato un primo impulso alla sostenibilità con i prodotti a filiera controllata (Naturama) e la Coop con i prodotti di consumo equo e solidale, solo di recente con gli Eco Point di Crai (2004) e i nuovi “Ecostore” di Simply Sma, Coop, Unes (2009), in quanto sostanzialmente flagship store, i consumatori percepiscono un maggiore investimento da parte della Gdo sulla sostenibilità nella sua accezione più ampia.
Le recenti ricerche sulla propensione ai consumi sostenibili confermano un trend italiano analogo a quello degli altri Paesi occidentali, ma questi dati sembrano essere sottovalutati dagli operatori della Gdo se si considerano che le soluzioni sostenibili più significative sono presenti in un numero limitato dei punti di vendita. Gli italiani sono primariamente attenti alla qualità e alla sicurezza alimentare, ma sono sempre più orientati da altri valori. Dalla ricerca Dnv (Det Norske Veritas, 2009) il 70% dà importanza agli aspetti etico-sociali, il 65% a quelli ambientali e l’83% è attento alle basse emissioni di CO2.
Anche le aziende agroalimentari hanno risposto (83% delle intervistate) che i temi ambientali ed etico-sociali cresceranno e il 41% è già attivo sull’impatto ambientale. Da uno studio italiano di Scs Consulting (2009) emerge che accanto a un 40% di consumatori della Gdo che acquistano già “prodotti verdi”, c’è un altro 40% di mercato sviluppabile con prodotti a km zero e che generano meno rifiuti. Altro dato rilevante suggerisce che, nel primo semestre del 2009, i consumi familiari di prodotti biologici confezionati in Italia crescono del 7,4%, in controtendenza con la flessione della crisi (Ismea Ac Nielsen).
Il direttore marketing Coop Lombardia, Maurizio Cavazzan, sintetizza così la situazione: «Il consumatore medio sceglie ancora il prezzo e non la sostenibilità, per quanto la sostenibilità diventerà anche un vantaggio commerciale. Il driver della sostenibilità è il consumatore e la tendenza del consumatore etico è in crescita. Il cliente attento alla sostenibilità è un cliente importante che dà dei suggerimenti; è un target a cui puntiamo anche per l’importanza del passaparola nella comunicazione. Tuttavia, la marca tradizionale soffre verso la fascia alta e verso la fascia bassa del mercato».
» Continua sul numero 3/2010