Login:
Home
Redazione
In edicola
Numeri precedenti
Autori
Abbonamenti
Pubblicità
Registrati
speciale
Expo 2015
Womenomics
la rivista
Mercati
Scenari
Strategie
Competenze
Formazione
Interviste
Recensioni
directory
Formazione
Agenzie del lavoro
Consulenza
Assirm
documentazione
Corsi e congressi
Libri online
Documenti
multimedia
Audio-video
Cinema & Impresa
 
ASSETTO INDUSTRIALE.
Cosa e dove produrre al meglio
Multinazionali tascabili
Non è detto che la configurazione prodotto-mercato-stabilimento ottimale implichi la delocalizzazione. Meglio applicare un metodo di valutazione, spiega Massimo Onori
La maggior parte dei grandi gruppi industriali è caratterizzata da un assetto produttivo frutto di fusioni, acquisizioni, variazioni di volumi e gamma prodotti realizzati e venduti sul mercato. Fattori quali il basso costo della manodopera e le agevolazioni fiscali hanno determinato soprattutto negli anni addietro, un processo di delocalizzazione della produzione in Paesi low-cost. Ma alla luce della crisi economica e sociale in atto, vale la pena di riguardare criticamente il processo delle allocazioni produttive in ottica di una ricerca di efficienza più globale. Vediamo come.

Innanzitutto, con il termine assetto industriale qui si intende l’insieme degli stabilimenti produttivi che un’azienda utilizza per la realizzazione dei prodotti/servizi. Come ad esempio, un’azienda che fabbrica i suoi prodotti in quattro stabilimenti allocati in tre continenti differenti e li vende in sei mercati geografici differenti. Ottimizzare l’assetto industriale significa identificare la configurazione prodotto-mercato- stabilimento in grado di garantire i volumi e il livello di servizio richiesti dai clienti, minimizzando il costo complessivo dell’assetto.

La definizione dell’assetto industriale ottimo è un problema complesso poiché bisogna considerare diversi fattori sia di carattere industriale sia di carattere economico, alcuni dei quali difficili da valutare economicamente. Si pensi ad esempio alla capacità di uno stabilimento di industrializzare uno specifico prodotto; un parametro di questo genere, per quanto non valutabile rapidamente in termini numerici (e quindi economici), può influenzare notevolmente l’allocazione di un prodotto in uno stabilimento piuttosto che in un altro. La presenza di fattori eterogenei rende difficile l’elaborazione di un modello che permetta di valutare un’allocazione considerando tutti i fattori critici economici e industriali, sia quantitativi che qualitativi.

Ne deriva che, in molti casi, l’allocazione dei prodotti negli stabilimenti avviene secondo delle logiche basate quasi esclusivamente sull’esperienza più che su modelli e valutazioni numeriche. Un contributo alla risoluzione al problema dell’allocazione ottimale dei prodotti è l’utilizzo di una metodologia semplice e intuitiva, basata su tre assunzioni: – è necessario identificare i fattori rilevanti per allocare in modo ottimale uno specifico prodotto in uno specifico stabilimento; – la valorizzazione dei fattori identificati per ogni configurazione prodotto-stabilimento permette di valutare il livello di ottimizzazione dell’allocazione; – la fattibilità dell’assetto industriale deve essere verificata in termini di capacità produttiva dei singoli stabilimenti. La metodologia, operativamente, si applica in 5 semplici passi.
Massimo Onori
» Continua sul numero 3/2010






 
STRATEGIE / 9.2010
Punta sui profitti, non sui volumi
Elastic factory
Caso Pomigliano