LOW COST.
Un nuovo modo di produrre e consumare
Trend inarrestabili
Il Low Cost oggi rappresenta quasi il 5% del Pil nazionale.
Più di 60 miliardi di giro d’affari, con un tasso di crescita dell’11%.
Spiegano perché Andrea Cinosi e Giorgio Rizzo
Low Cost è un termine in gran voga, da inquadrare con rigore per evitare malintesi e gli utilizzi scorretti spesso riservati ai termini Discount od Outlet. Un tema vasto, oggetto di attenta analisi per molti operatori di diversa estrazione, ma soprattutto una straordinaria occasione sia per i consumatori che per il mondo delle imprese. Per capire meglio tale universo si deve partire dagli eventi socio-economici più recenti. La crisi in atto sta coinvolgendo tutti i livelli sociali.
Ceto medio compreso, storicamente meno esposto alle crisi precedenti. L’attuale situazione, connotata da incertezza e scetticismo, ha innescato nell’ultimo triennio un generalizzato clima prudenziale nei consumi, a tutti i livelli di spesa, sia a livello qualitativo che quantitativo. Ma il crescente interesse dei consumatori verso il variegato mondo del Low Cost, non risulta, correlato solo alla crisi economica e alla conseguente ricerca del risparmio.
Indagini in diversi Paesi evidenziano come tali consumi non risultino appannaggio esclusivo dei consumatori maggiormente colpiti dalla recente recessione. Sono frequenti anche presso quelle fasce di popolazione le cui potenzialità d’acquisto sono influenzate solo marginalmente dalla congiuntura. Si concorda poi nel ritenere che si tratti di un trend duraturo, destinato a incidere strutturalmente nei comportamenti di acquisto futuri, quando la crisi attuale sarà ormai superata.
Il notevole successo riscontrato dalle molteplici offerte Low Cost è riconducibile, in base a un’analisi più attenta, a una serie articolata di fattori. Innanzitutto, un consumatore più informato, grazie anche alla diffusione di Internet (uno dei maggiori catalizzatori per lo sviluppo dell’intero settore). La progressiva polarizzazione dei consumi, a discapito dell’offerta di fascia media.
Le recenti sbornie iperconsumiste di fine millennio e un diffuso ripensamento del rapporto ottimale prezzo-qualità- marchio. Un più intimo concetto di Status e la ritrovata attenzione per valori come la parsimonia. Le prime tentazioni sono arrivate dall’estero.
Accessibili e accattivanti, non solo sul fronte del prezzo. Azzeccate idee imprenditoriali, supportate da strategie e tattiche coerenti e perseveranti, hanno permesso lo sviluppo dei grandi avanguardisti del ciclone Low Cost: RyanAir, IngDirect, Ikea, H&M, Decathlon, Zara, Skype. Molti dei suddetti marchi sono ormai sdoganati nell’immaginario collettivo e non sono più sinonimo di acquisti effettuati esclusivamente all’insegna del risparmio o di atteggiamenti neopauperistici, di costrittiva rinuncia o di shopping riduttivo e triste. Sono entrati di diritto nel mondo dell’acquisto “intelligente”, oggi di gran moda dopo la bulimia consumistica degli ultimi anni.
» Continua sul numero 3/2010