EFFICIENZA ENERGETICA.
Si interviene sull’esistente in attesa di nuove tecnologie
La green It gioca le sue carte
I prezzi elevati dell’elettricità
e gli obblighi di legge
spingono verso nuove
strategie per contenere
i consumi energetici.
Mentre università e giganti
del software lavorano
a una nuova stagione
di innovazione basata
su software intelligenti
Prezzi dell’elettricità ai massimi livelli in Europa e budget sempre più ristretti a causa della difficile congiuntura stanno spingendo molte aziende a rivedere le proprie strategie sul fronte energetico. Soluzioni differenti, ma con un tratto comune: l’obiettivo primario è di fare efficienza nell’esistente, in attesa che il rasserenarsi del clima sui mercati consenta di tornare ai grandi investimenti. Secondo uno studio realizzato dalla Confartigianato, in Italia la bolletta elettrica costa il 38,7% in più rispetto alla media dell’Unione Europea. Un costo aggiuntivo che pesa sulla competitività delle nostre aziende, a maggior ragione in un periodo difficile per l’economia come quello attuale.
Con una situazione ancora più grave proprio nelle aree in cui si concentra il maggior numero di attività produttive. Lo studio rivela che nel 2008 ogni azienda italiana ha speso per l’elettricità 1.380 euro in più rispetto alla media europea, vale a dire 115 euro al mese. In Friuli Venezia Giulia il differenziale cresce a quota 2.790 euro, in Lombardia si attesta a 2.114 euro, nella Valle d’Aosta a 1.936 euro e in Umbria a 1.934 in Umbria.
Per un imprenditore del Veneto il divario è di 1.805 euro l’anno, mentre per ogni impresa piemontese il gap è di 1.659 euro. Complessivamente, nel 2008 le nostre aziende del Nord hanno pagato l’energia elettrica 5,14 miliardi di euro in più rispetto alla media dei Paesi europei, distribuiti in 2,97 miliardi nel Nord Ovest e 2,16 miliardi nel Nord Est. Esclusa la possibilità di intervenire sui limiti di sistema (come, appunto, i prezzi) e d’investire in soluzioni radicali a basso consumo (i budget attuali impediscono a molte imprese di percorrere questa strada), non resta che cercare di fare efficienza sulle strutture esistenti.
A cominciare dai comportamenti umani. Sono sempre più gli uffici che, servendosi della bacheca o attraverso un’azione di mailing, adottano codici di comportamento virtuoso, basati sulle regole del buon padre di famiglia: dallo spegnimento degli interruttori della corrente elettrica quando si lascia la stanza agli inviti a spegnere i pc al termine della giornata di lavoro. Risultati importanti sul fronte dell’efficienza si possono ottenere anche con azioni mirate sul versante del facility management.
Molti degli impianti termici e di climatizzazione installati nelle aziende sono stati realizzati con tecnologie ormai superate che, a causa delle loro inefficienze e dei bassi rendimenti, ne accrescono i consumi e quindi l’inquinamento, con il conseguente aumento dei costi. Così le aziende sono chiamate a monitorare l’intera dotazione di impianti e a redigere un piano di rinnovamento che tenga conto dei costi necessari ad aggiornare i sistemi, relazionandoli con i possibili risparmi. Lo stesso vale per gli ascensori: le macchine con oltre dieci anni di vita hanno un sistema di gestione delle chiamate che consuma grandi quantità di energia: nel momento in cui arriva la prenotazione, il sistema centralizzato attiva tutte le cabine, in modo che l’utente possa prendere quella che arriva prima.
I nuovi sistemi, invece, fanno rispondere alla chiamata solo la cabina più vicina, tenendo a riposo le altre. All’apparenza sembra semplice, ma in realtà dietro ci sono software particolarmente complessi, regolati da algoritmi che consentono importanti economie di gestione. Un’altra criticità sul fronte dei consumi energetici riguarda le infrastrutture informatiche.
Di questo tema si occupa Energ-IT, progetto capeggiato dalla Fondazione Politecnico di Milano e finanziato dalla Regione Lombardia. «Abbiamo concentrato la nostra attenzione sui consumi dei dati center e sulle possibili soluzioni per ridurre i loro consumi – spiega il coordinatore Eugenio Capra –. Stiamo parlando di una stanza che in media consuma 300 kw, vale a dire quanto 100 appartamenti di medie dimensioni.
Se poi ci limitiamo ai data center di una banca o di una società It, che solitamente impiegano interi edifici, il consumo è di diversi MW, pari a una piccola città italiana». A livello mondiale l’informatica contribuisce per circa il 3% alle emissioni totali di anidride carbonica, al pari quindi dell’industria aeronautica. Dal punto di vista economico, le bollette incidono per circa il 20% sui costi di gestione di un data center e in Italia il dato è anche maggiore, considerando i prezzi elevati dell’energia elettrica.
Il progetto Energ-IT si rivolge in particolare ai data center gestiti da piccole e medie imprese, strette tra la necessità di contenere i budget per via della recessione e l’esigenza di puntare sulla tecnologia per non perdere competitività. «Consci di queste esigenze – prosegue Capra – puntiamo a ottimizzare l’esistente, senza che sia necessario acquistare il nuovo sistema».
» Continua sul numero 3/2010