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DONNE DA EXPO
È un architetto di origine italiana ad aver vinto il premio per la realizzazione del padiglione spagnolo all’Expo di Shanghai. Un progetto giocoso all’insegna del vimini
Sui blog di architettura e degli architetti di mezzo mondo non si parla che di lei, Benedetta Tagliabue, italiana, al servizio dell’architettura spagnola formato export, anzi Expo. Nata a Milano, laureata a Venezia, nel 1991 ha cominciato a lavorare nello studio di Barcellona di Eric Miralles del quale è diventata partner, moglie e purtroppo, dal 2000, vedova, dopo la prematura scomparsa dell’architetto catalano più amato e apprezzato nel Paese. L’architetto Benedetta Tagliabue è oggi un pezzo vivente di made in Italy che si fa strada nello scenario di Shanghai 2010. Perché, con lo studio Embt, ha vinto il premio Ciudad de Barcelona 2009 per il padiglione spagnolo all’Expo di Shanghai.

Come ha sintetizzato con efficacia il quotidiano “El Pais”, Tagliabue “esce da casa sua già premiata”. Ma qual è la sua vera casa? La Spagna le piace nonostante tutto, anche lei è finita nella magnifica trappola di Barcellona. Ma è sempre in bilico.

Risposta non facile – dove stai meglio? – come accade per tutti quelli che hanno lasciato il proprio Paese e lavorano per un altro. Cervelli e talenti in giro per il mondo. Con il loro bagaglio di esperienze e di ricordi.

Benedetta tifa Milan, da quando vive a Barcellona si sente meno melanconica ma anche meno poetica. Merito e colpa del sole, ce ne è sicuramente tanto in più rispetto a Milano. Figlia di un produttore di vino toscano, attivo in zona doc Montalcino, Benedetta da piccola disegnava moltissimo.

Vorrebbe visitare il Tibet, in futuro. Le piace far scherzi con i propri figli, giocare. Il gioco è la sua sfera migliore.

Questi i risultati, infatti. Il “suo” padiglione cinese è molto giocato sul filo dell’ironia. Un passo indietro. Per il padiglione spagnolo a Shanghai 2010 il 25 giugno 2007 a Saragozza, il Consejo de Administración de la Sociedad Estatal para Exposiciones.
Rita Fatiguso
» Continua sul numero 3/2010






 
ECONOMIA / 9.2010