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Novità dalle riviste internazionali di management
PIONIERE
Per le riviste internazionali l’altra metà del cielo diventa questa metà del cielo. Fioccano gli articoli sul ruolo delle donne nelle imprese dopo il numero di “The Economist” dedicato al tema all’inizio dell’anno. “We did it!” afferma in copertina la signora per festeggiare il fatto storico: nei prossimi mesi del 2010 le donne diventeranno più del 50% della forza lavoro americana. Si tratta di una rivoluzione silenziosa se è vero che sino a una generazione fa alle donne venivano affidati solo lavori ripetitivi e nascosti.

Oggi, dalla Pepsi in America alla Areva in Francia, le donne governano organizzazioni dove erano trattate sino a poco tempo fa come cittadine di serie B. In molti Paesi sviluppati questa metà del cielo rappresenta la maggioranza dei laureati e le donne hanno occupato 6 degli 8 milioni di posti di lavoro creati dal 2000 a oggi nell’Unione Europea. Entro il 2011 si prevede che in America il numero delle studentesse universitarie supererà di 2,6 milioni il numero dei colleghi maschi.

Secondo il Pew Research Center il fenomeno delle donne che guadagnano più degli uomini è visibile: sono il 22 per cento delle americane. Il processo di cambiamento deve continuare in primo luogo nei Paesi dell’Europa meridionale, in Giappone e nei Paesi arabi, dove la dispersione di talento femminile è ancora enorme con conseguente frustrazione per milioni di cittadine. L’Italia spicca per il suo ultimo posto in classifica tra i Paesi occidentali.

La rivista spagnola “Actualidad Económica” dedica un articolo speciale alle pioniere che, negli anni del franchismo, erano riuscite a fare affari. Sino agli anni Settanta la legge spagnola impediva alle donne di aprire un conto corrente, chiedere un prestito e addirittura firmare un contratto di lavoro senza il permesso del marito. Ma nulla poté impedire a estas valientes di trasformarsi in imprenditrici.

La signora Zunzunegui, fondatrice e presidente di Becara, fondò nel 1964 un’azienda che oggi fattura 30 milioni di euro e ha aperto fabbriche a Pechino, Nuova Delhi e Jakarta. «A 19 anni mi ero trasferita con mio marito per un paio d’anni negli Stati Uniti. Mi ero resa conto subito che esistevano almeno 40 opportunità di affari da trasferire in Spagna».

E così fu. Ai tempi certo molti le chiedevano perché desiderasse fare l’imprenditrice. La risposta era semplice: «Per fare soldi».

Per molte donne spagnole fu la calata delle multinazionali negli anni Sessanta e Settanta l’occasione per un ingresso nel mondo delle imprese: all’inizio le donne svolgevano lavori di contabilità perché si trattava di attività non fondate sulle relazioni con l’esterno. Forse per questo in molte ritengono che la vera affermazione del ruolo femminile sarà decretata nel momento in cui le reti di vendita (tipicamente maschili) saranno popolate da donne commerciali.
Andrea Notarnicola
» Continua sul numero 3/2010






 
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