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I classici del management riletti ai nostri giorni
Gandhi o machiavelli
Il leader di oggi non può portare un’organizzazione
al successo senza tenere presente la variabile
“cultura d’impresa”
Edgar Schein, docente alla Sloan School of Management del Mit, ha dedicato gran parte della sua vita professionale allo studio delle organizzazioni e, in particolare, all’influenza del simbolico sulle aspettative e sui comportamenti delle persone. Dovendo riassumere in estrema sintesi il pensiero di Edgar Schein, potremmo ridurlo a due considerazioni: 1) il leader crea la cultura dell’azienda; 2) la cultura dell’azienda influenza le strategie aziendali e il raggiungimento dei risultati. Proviamo a fare qualche approfondimento su questi due aspetti, iniziando dal primo. Tradizionalmente siamo abituati a considerare un leader colui che sa guidare gli altri al raggiungimento di un determinato risultato.
Il leader è la persona che, meglio di altri, sa scegliere la strada da percorrere per giungere al successo e, di fronte a eventuali ostacoli, prende le migliori decisioni per affrontarli e rimuoverli. In questa visione del leader, l’enfasi è tutta sul risultato finale (il raggiungimento degli obiettivi prefissati) e sul ruolo del leader come stratega e problem solver. Schein mette in discussione questa visione della leadership.
Dal suo punto di vista, il leader non dovrebbe interessarsi solo al raggiungimento di un determinato risultato, ma, soprattutto, alla creazione delle condizioni che permettano all’impresa di raggiungerlo in maniera continuativa nel tempo. Tali condizioni hanno a che fare con la creazione di una cultura funzionale al successo dell’impresa o con la distruzione di una cultura che lo ostacola. La differenza tra queste due visioni della leadership è sottile ma ha importanti ripercussioni sul modo di operare del leader.
Un leader orientato ai risultati può permettersi di adottare una mentalità da “il fine giustifica i mezzi” di machiavellica memoria. Un leader orientato alla creazione di cultura deve invece rovesciare questo approccio, adottando uno stile opposto: “Abbi cura dei mezzi e il fine prenderà cura di se stesso” (Gandhi). Sotto questo diverso punto di vista, molti di quelli che oggi definiamo leader non potrebbero essere considerati tali.
Purtroppo, la gestione d’impresa da molti anni ha imboccato una strada che privilegia l’uovo oggi prima della gallina domani, che favorisce quindi i risultati di breve e brevissimo termine rispetto alla sostenibilità degli stessi. In questo modo ha allevato una generazione di leader che sono assolutamente consapevoli di cosa occorre fare per raggiungere determinati risultati, ma talvolta sono inconsapevoli degli effetti delle loro azioni sulla cultura aziendale. Accade quindi che questi leader creino, con le loro azioni, culture aziendali disfunzionali al successo duraturo dell’impresa.
Il secondo punto su cui gli studi di Schein hanno fatto luce si riferisce allo stretto legame tra cultura e strategia aziendale. Prima di Schein (e pochi altri), il linguaggio della strategia aziendale era formato da parole come quote di mercato, differenziazione, Swot Analysis, pianificazione, segmenti di clientela, portafoglio prodotti ecc.
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