BACK TO BASICS.
I classici del management riletti ai nostri giorni
A un passo dalla rivoluzione
Se nel 1992 mancavano le condizioni per scardinare
la struttura organizzativa delle aziende, oggi ci sono
tutti i fattori per la “carnival company” di Peters
Tom Peters è salito alla ribalta internazionale nel 1982 con la pubblicazione, in collaborazione con Robert Waterman, di In Search of Excellence, forse il libro di management più famoso e citato degli ultimi trent’anni. Liberation Management arriva dieci anni dopo e, a detta di Peters, rappresenta il suo libro più ambizioso. Si tratta di un testo poderoso, di circa 1.000 pagine, in cui il guru americano si scaglia contro i tradizionali modelli organizzativi. “Un mondo pazzo” – è questa la sua tesi in sintesi – “necessita di aziende pazze”.
Basta quindi con l’accentramento decisionale, le pesanti funzioni di staff, la gerarchia e le struttura funzionali. Le imprese che meglio riusciranno a competere in questa epoca di perenne turbolenza, secondo Peters, saranno quelle organizzate in maniera adhocratica, come piccoli studi professionali, dove le persone si coordinano attraverso la condivisione di scopi comuni e di valori, in assenza di vincoli gerarchici formali. Nell’estratto riportato nella pagina seguente Peters afferma che non ha più senso affermare che le persone siano l’aspetl’aspetto predominante per il successo di un’azienda.
Senza un radicale rovesciamento del modo in cui le imprese sono organizzate e funzionano, non si può avere un reale empowerment e non si possono valorizzare tutte le competenze dei collaboratori. Quindi, il modo migliore per dispiegare la forza del capitale umano non è quello di puntare il mirino sulle persone, sul loro sviluppo e formazione, bensì puntare il mirino sulla struttura organizzativa e abbatterla radicalmente, appiattire la piramide, decentralizzare le strutture e i processi decisionali e promuovere il lavoro multifunzionale orizzontale. Cosa dire a distanza di 18 anni dalla pubblicazione di Liberation Management? Senza dubbio la tesi di Peters resta valida, ancorché lontana dalla reale applicazione.
Più cresce la turbolenza dell’ambiente competitivo e più le imprese necessitano di adottare la ricetta proposta dal consulente americano. Forse più che sulla bontà o meno di questa ricetta è più utile soffermarci sul perché questa non sia stata concretamente adottata dalle aziende. Penso che, alla base, ci siano due motivazioni.
La prima ha a che fare con il modo in cui Peters ha venduto la sua idea. Le imprese sono organismi conservatori, tendono a mantenere una propria identità e a difendersi dai cambiamenti. Proporre l’idea di abbattere la gerarchia, e i modelli formali come una vera e propria rivoluzione che le imprese dovranno abbracciare, può essere utile per promuovere l’immagine di Peters come guru innovativo o di Liberation Management come libro da avere sullo scaffale di ogni manager, ma, certamente, non è utile per passare dalla provocazione alla realizzazione.
Non è un caso, infatti, che in mille pagine Peters dedichi ampio spazio a descrivere le sue rivoluzionarie idee organizzative, corredandole anche da casi aziendali concreti (alcuni discutibili), ma ben poco spazio a come si possa gestire la transizione da un’impresa organizzata in maniera tradizionale a quella che Peters descrive come una “carnival company”. La seconda motivazione riguarda i tempi. Come molti autori di management di successo, anche Peters è un precursore, anticipa i tempi. Nel 1992 Internet era ancora agli albori e la rivoluzione digitale lungi dal venire.
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