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La sicurezza non è un optional
L’importanza del backup. Se non si procede ad archiviare in maniera sistematica e strutturata le informazioni digitali presenti sui nostri apparecchi, rischiamo di trovarci nella spiacevole situazione di perdere dati importanti, magari per un problema al disco oppure perché viene persa una chiavetta su cui sono registrate informazioni significative. Le statistiche non sono positive: mentre due utenti informatici su tre si trovano ad avere almeno una volta dei problemi con il loro sistema digitale, solo uno su sette procede regolarmente a fare il backup, cioè la copia di sicurezza dei dati. E non importa che ci sia una procedura aziendale unificata di backup, perché spesso è vanificata dal fatto che le informazioni sono sparpagliate nei posti meno sospettabili: nel secondo computer, su quello di casa, nel telefonino, nelle chiavette di memoria, dentro qualcuno dei sempre più onnipresenti sistemi di lavoro via web.

Quale può essere una soluzione, soprattutto per chi non opera in una grande struttura e quindi non ha dei tecnici che possano sviluppare internamente le regole di backup e verificarne periodicamente il corretto funzionamento? Ecco tre suggerimenti. Il primo è l’ordine: non c’è niente di peggio che cercare di fare una copia di sicurezza di dati che non sappiamo precisamente dove sono o come debbano essere gestiti. Spesso è inutile fare backup lunghissimi che poi comprendono per due terzi informazioni non rilevanti (ad esempio, perché fare un backup completo del disco compreso il sistema operativo e le applicazioni?).

Se i dati sono ben organizzati in cartelle strutturate, non solo sarà più facile stabilire le modalità di backup ma anche trovare un ordine per le ricerche delle informazioni e la loro archiviazione nell’attività quotidiana. Il secondo è l’uso di software professionali e soprattutto di una strategia strutturata. Può bastare un consulente che imposti in maniera chiara il funzionamento del backup, spiegando in quale modo deve essere condotto e con quale frequenza.
Antonio Dini
» Continua sul numero 1/2010






 
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