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LA SCUOLA DEL MESE.
Alte Scuole Università Cattolica di Milano
Un laboratorio d’eccezione
Amano dire che non formano competenze, ma conoscenze. Con la partecipazione attiva di imprese e istituzioni
“Un grande avvenire dietro le spalle”. Quello che fu l’azzeccatissimo e plurireplicato titolo dell’autobiografia di Vittorio Gassmann (correva l’anno 1981) calza a pennello alla realtà di Aseri, Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali, nata nel 1995 come centro internazionale di formazione e ricerca dell’Università Cattolica di Milano in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano per indagare i fenomeni economici, politici e giuridici connessi ai problemi della globalizzazione. «Adesso è un termine d’uso corrente, se non inflazionato – osserva Roberto Brambilla, responsabile dell’Ufficio Coordinamento Alte Scuole (oltre ad Aseri ce ne sono altre 6, tutte facenti capo all’Università Cattolica di Milano, n.d.r.) – ma parlare di globalizzazione quindici anni fa era una novità assoluta e presentare lo scenario della mondializzazione delle imprese una visione quasi da fantaeconomia». Una sfida visionaria che portò allora, e da subito, grazie all’intuizione lungimirante dell’allora presidente della camera di Commercio di Milano Piero Bassetti, dell’economista Alberto Quadrio Curzio e dell’attuale rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi alla creazione di una faculty internazionale di altissimo livello, volta a costruire un “laboratorio di pensiero” in grado di trasmettere e produrre nuovi saperi, con cui interpretare e affrontare le complessità crescenti delle trasformazioni in atto nello scenario della business economy.

«Una sfida vinta, e che continua a tutt’oggi, con rinnovato e aumentato entusiasmo di anno in anno», osserva Brambilla, mentre illustra la realtà di questa scuola, ospitata in un inaspettato e nascosto angolo della Milano borghese e residenziale, a due passi dalla basilica di sant’Ambrogio, all’interno di due ville liberty splendidamente ristrutturate – affreschi, mosaici, pavimenti in parquet, stucchi dorati al soffitto e alle pareti – e circondate da un ampio parco con alberi secolari. Adesso, in quelli che erano atri e salotti della borghesia milanese e che in passato avevano anche ospitato un convento di suore, spiccano schermi al plasma, postazioni multimediali, banchi e cattedre, biblioteche e librerie e tra i viali alberati e sugli scaloni liberty circolano allievi di tutti e cinque i continenti, in uno splendido e stimolante melting pot multilingue e multiculturale. L’inglese è la lingua che accomuna, e dei tre master attuali (tutti a full time e frequenza obbligatoria) quello in “International Relations” è interamente in inglese, mentre quello in “Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo” lo diventerà dal prossimo anno e quello in “Economia e politiche internazionali” è bilingue (italiano e inglese).
Emanuela Dini
» Continua sul numero 1/2010






 
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