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APPRENDIMENTO.
Il caso dei Community Action Programs
Manager alla prova del sociale
Mettere i dipendenti nelle condizioni di confrontarsi con le contraddizioni della collettività può essere molto efficace per lo sviluppo delle competenze e per la reputazione del brand aziendale, spiegano Di Mario Gianandrea e Barbara Parmeggiani
Molte aziende affrontano l’onda lunga della ripresa con un atteggiamento di prudente attesa, sostanzialmente conservativo e orientato alla sobrietà. Le parole d’ordine sono: “massima focalizzazione sul business”, “presidio assoluto del cliente”, “attenzione spasmodica ai costi”. Se occorre fare una convention aziendale, una comunicazione, un meeting si preferisce confluire nelle sale a disposizione in sede, piuttosto che impegnarsi in costose delocalizzazioni in alberghi ameni o località di villeggiatura. Di questi tempi l’opulenza ostentata non sta bene: meglio una giornata austera e proficua, senza spese di trasferta e con i costi ridotti al minimo.

Perché tutte queste cautele? Risparmiare, dosare saggiamente il budget, è un segno di sensibilità alla fase che stiamo vivendo, un segno di attenzione al sociale e a ciò la maggior parte delle persone, delle famiglie e delle imprese sperimenta nel quotidiano. Un atteggiamento del genere sta diventando un valore in sé, al contempo etico e di business: le pratiche di business responsabili, la sostenibilità dello sviluppo, il rispetto per la comunità di appartenenza sono la risposta attuale alla sbornia delle bolle speculative e della finanza allegra.. La Responsabilità Sociale d’Impresa d’altronde non è forse diventato uno dei più potenti indicatori di sostenibilità commerciale sul lungo periodo? In questo scenario, i Cap – Community Action Programs - rappresentano il modo più efficace di coniugare sviluppo delle persone e sviluppo di iniziative orientate al sociale, in coerenza con i principi e la reputazione del brand aziendale.

Perché un’azienda decide oggi di offrire un’esperienza attiva ai suoi manager in un centro recupero per la tossicodipendenza? Se avete pensato: perché in fondo siamo tutti dei drogati, non avete indovinato (almeno stavolta). Non più di dieci mesi fa una grande azienda del comparto telefonico ha ritenuto di mettere alla prova tutta la sua squadra Operations su un complesso impegno di Project Management. Progetti reali e faticosi, in un ambiente inusuale e con committenti speciali, per realizzare la costruzione sia fisica che emotiva di tangibili risultati.

Il tutto si è svolto in una Comunità terapeutica, in partnership con la Croce Rossa Italiana. La sfida era generare un’esperienza unica, capace di offrire al team delle Operations aziendali un contesto di apprendimento assolutamente reale e incredibilmente vero, capace di far sperimentare immediatamente e con tutta la pressione dei clienti in attesa le difficoltà, le trappole, i punti critici, le asperità gestionali nella conduzione di un progetto complesso, realizzato da un numero elevato di individui.
Di Mario Gianandrea, Barbara Parmeggian
» Continua sul numero 1/2010






 
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