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VENDING MACHINE.
Un mercato da 3 miliardi di euro, ancora in ascesa
Ci prendiamo un caffè?
L’Italia è leader europeo del settore e il numero uno al mondo per le esportazioni. Ma non è solo una questione di numeri, perché il caffè in azienda contribuisce a creare un buon ambiente di lavoro
Un rituale che consente di staccare per qualche minuto dalle tensioni del lavoro e ritrovare lucidità. Ma anche un’occasione per migliorare il clima aziendale, rafforzando lo spirito di gruppo e confrontandosi con i colleghi. La pausa caffè è un fenomeno ormai diffuso in ogni contesto lavorativo, dalle piccole alle grandi aziende, passando trasversalmente per tutti gli ambiti della Pubblica Amministrazione. E anche un mercato che attira i big del settore, alla ricerca di spazi in uno dei pochi segmenti food&beverage non ancora giunti al livello di saturazione.

Una recente ricerca condotta dal Censis per Confida (Associazione Italiana della Distribuzione Automatica) e Venditalia (fiera del settore che si svolgerà a Milano dal 28 aprile al 1° maggio 2010) rivela che sono almeno 15 milioni le persone che si avvicinano occasionalmente o con una cadenza regolare alla distribuzione automatica, un segmento che comprende sia le macchinette situate negli uffici, che quelle presenti in luoghi pubblici come le stazioni ferroviarie o della metropolitana, gli aeroporti e le palestre. In particolare, negli ultimi sei mesi, il 42% della popolazione italiana tra i 18 e i 64 anni ha acquistato alimenti e bevande automaticamente e addirittura un quarto degli utilizzatori ne fa un uso quotidiano. Un modello di acquisto che gli intervistati hanno mostrato di apprezzare soprattutto per la disponibilità a tutte le ore del giorno (un punto di forza per l’87,3% degli utilizzatori), in secondo luogo per la pulizia e l’igiene (81,9%), per la qualità dei prodotti (76,8%), i tempi di erogazione (75,9%), la reperibilità nei luoghi frequentati abitualmente (75,4%), la varietà della scelta (73,9%), i sistemi di pagamento (72,2%), il non doversi relazionare con un commesso (64%) e, infine e la dimensione delle porzioni (59,7%).

Per quanto attiene l’impulso all’acquisto, è “la voglia di un caffè” che regola la scelta per il 43,1% dei consumatori, seguita dal “saziare velocemente fame o sete” per il 31,4%. L’assenza di alternative vale per il 17,7% del campione, il risparmio insieme alla qualità della referenza è segnalato dall’11,4%, mentre “l’occasione per socializzare con amici e colleghi” dal 7,7%. Dietro questi numeri c’è un mercato poco noto ai consumatori (la maggior parte degli intervistati afferma di non conoscere il nome del produttore delle macchinette utilizzate), ma che ogni anno muove circa 3 miliardi di euro, che fanno dell’Italia il leader europeo del settore e il numero uno al mondo per le esportazioni.

«Le macchinette per il caffè sono tra le voci più rilevanti di questo mercato - osserva Vincenzo Scrigna, presidente di Confida -. Nonostante il livello di maturità raggiunto dal segmento food&beverage, questo segmento ha ampi spazi per continuare a crescere». Le premesse per ripartire, dunque, ci sono, anche se molto dipenderà dallo scenario di fondo: «Con un milione di posti di lavoro persi dall’inizio della crisi - aggiunge Scrigna - la domanda dal fronte aziendale ha subito una pausa, ma con il rasserenarsi del clima ci aspettiamo una ripresa».

Quanto alla destinazione delle macchinette, il presidente di Confida fa una distinzione: «Tra le aziende questi prodotti sono ormai diffusi senza grandi differenze per tipologia merceologica e dimensione». La situazione è diversa sul fronte della Pubblica Amministrazione: «Il settore pubblico ha risentito meno della crisi, ma in questo caso la crescita è frenata dalla burocrazia: molte Regioni si sono dotate di una regolamentazione per la diffusione delle macchinette, ma ci sono Comuni che si muovono in direzione opposta.
Luigi dell’Olio
» Continua sul numero 1/2010






 
MERCATI / 9.2010
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