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Che cosa succederebbe se passassimo un'intera giornata senza controllare le mail dell'ufficio? Avverrebbe qualcosa di irreparabile? La società per cui lavoriamo perderebbe un importante cliente? Noi verremmo licenziati?
Probabilmente niente di tutto questo. L'esperimento è stato fatto, per brevi periodi, in qualche filiale bancaria: si è deciso che, per un giorno alla settimana, supponiamo il martedì, nessuno doveva rispondere alle mail. Obiettivo: dare alle persone la possibilità di dedicarsi ad attività, non routinarie, per le quali di solito non hanno tempo (se non dopo le sette di sera). Ovvero quel tipo di attività che richiedono concentrazione e la possibilità di riflettere senza essere continuamente interrotti.
Ci è capitato di parlare con qualche soggetto dell'esperimento: dirigenti affetti solitamente da mail-dipendenza. Del tipo che alle otto del mattino, in treno o in metrò, è già lì che smanetta sul Blackberry o sull'iPad. Ci hanno detto di essere stati molto preoccupati, inizialmente, da questo divieto ma di averci fatto ben presto l'abitudine. Nel giro di qualche settimana, si sono addirittura sentiti sollevati da questa imposizione e hanno scoperto che stimolava perfino la loro creatività e le capacità di problem solving.
Il fatto è che, come si dice sempre (ma senza poi fare nulla per rimediare), la tecnologia ci rende schiavi: siccome siamo in grado di essere in più posti contemporaneamente e di dialogare con più interlocutori fisicamente assenti, la possibilità si trasforma rapidamente in obbligo. Possiamo, quindi dobbiamo. Siamo sicuri che l'equazione sia così sana per la qualità del nostro lavoro e della nostra vita? E soprattutto, per quale motivo, tra il possiamo e il dobbiamo, non riusciamo a metterci il vogliamo?

















